Bolkestein, i bagnini riminesi alzano le barricate: chiesta proroga fino al 2020

Alzano la voce con il Comune i gestori degli stabilimenti balneari di Rimini. Raggiunto accordo per sanare le irregolarità edilizie

Subito la proroga delle concessioni al 2020. Alzano la voce con il Comune i gestori degli stabilimenti balneari di Rimini, in tutto circa 300, per avere un posizione netta in merito alla "questione balneare italiana". Cna li invita ad affidarle il mandato per presentare per ogni impresa la richiesta di autotutela al Comune. In sostanza diffida e messa in mora affinchè Palazzo Garampi timbri la concessione demaniale con proroga al 2020. I bagnini sono pronti a dire sì, anche perchè il Pd riminese, sono certi, punta sulle aste, cosa che vogliono assolutamente evitare. Il punto lo fa il presidente nazionale di Cna Balneatori, Cristiano Tomei, sottolineando che la ricostruzione giuridica della famigerata direttiva europea Servizi, la Bolkestein, sostenuta dall'avvocato Ettore Nesi, non prevede per le aziende balneari l'evidenza pubblica attraverso asta, bensì un regime di contrattazione con i 600 Comuni italiani rivieraschi. Che dovrebbero garantire una congrua durata del contratto, anche più che trentennale.

L'associazione, ricostruisce Tomei, è impegnata per risolvere i problemi della categoria con soluzioni legittime. E il 13 gennaio scorso dal Governo è arrivata "un'importante apertura", con il cosiddetto "doppio binario". Ma le sentenze del Tar Lombardia e del Tar Sardegna mettono in discussione la proroga al 2020 per le aziende già concessionarie, circa 30.000 in Italia per 300.000 addetti. Che dunque per il futuro "non hanno certezza di esistere". L'Avvocatura dello Stato, prosegue, "difende la proroga", ma occorre "una posizione chiara del Governo in Europa". Tomei fa inoltre notare che la direttiva Concessioni, successiva a quella Servizi, riprende l'interpretazione giuridica per cui le aziende balneari non vanno all'asta, ma a regime di contrattazione con gli enti locali. Senza dimenticare che "la proroga è sancita dalla legge italiana". L'obiettivo dell'associazione è dunque quello di "alzare l'asticella della battaglia".

Per evitare colpi di scena, come la risoluzione presentata in commissione Finanze alla Camera, "e per fortuna ritirata", che negava la possibilità di proroga. Per questo al presidente della commissione, Daniele Capezzone, Cna chiede di essere audita per un nuovo atto. Intanto ribadisce i quattro comandamenti per il "diritto a esistere" delle imprese balneari: proroga al 2020; resistenza alle due sentenze del Tar; "forte pronunciamento in Europa sull'inclusione nella direttiva Concessioni; ruolo dei Comuni per contratti di locazione ultratrentennali. La proroga, ribadisce l'avvocato Nesi, "spetta di diritto", dato che "l'area demaniale non è produttiva di per sè" e lo stabilimento è di proprietà privata, "non è un bene dello Stato che si può mettere a gara".

Nel frattempo, c'è l'accordo tra Cna di Rimini e Comune per la sanatoria delle irregolarità edilizie e paesaggistiche degli stabilimenti balneari. Come spiega alla stampa il responsabile Commercio e turismo dell'associazione, Marco Mussoni, da parte di Palazzo Garampi è arrivata "un'apertura clamorosa" che va a chiudere un iter partito nel luglio di due anni fa. Tutti gli uffici comunali si sono infatti messi a disposizione dei tecnici di Cna per "sanare piccole irregolarità contestabili". Per quanto riguarda la zona sud si tratta di 19 strutture su una sessantina in totale. I controlli hanno fatto emergere "irregolarità minime" e ci vorrà circa un anno e mezzo per chiudere il cerchio, avendo definito un percorso amministrativo e legale per lavorare senza pericolo. L'intesa prevede di mettere in campo un iter equo e affrontabile anche attraverso rateizzazione per abbattere le "sanzioni esagerate" emesse dalla Sovrintendenza intorno ai 2-3.000 euro ciascuna. Questo perchè la sanatoria non riguarderà l'intera struttura, come previsto inizialmente.

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(Agenzia Dire)

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