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Covid, l’sos di un’infermiera: “Permettete almeno ai nostri figli di andare a scuola”

L'appello di una infermiera del reparto covid: "Voglio poter lavorare ed essere in prima linea contro la pandemia, ma è impossibile così conciliare lavoro e famiglia"

A scuola sono sospese le lezioni in presenza e gli studenti seguono in didattica a distanza. La ben nota Dad con docenti e alunni separati da uno schermo e lezioni in videoconferenza. È questo lo scenario che si trovano ad affrontare mondo della scuola e famiglie. Da lunedì anche la Romagna è passata in zona rossa e tutti i servizi educativi in presenza sono appunto sospesi. In questi giorni si sono moltiplicate le proteste in piazza per chiedere il ritorno in classe. E a lanciare un appello disperato è anche un’infermiera, Giuseppina, 37 anni, mamma di tre figli, e al lavoro in un reparto subintensivo covid dell’ospedale Infermi di Rimini. Questa professionista chiede che almeno chi svolge lavori necessari per far fronte alla pandemia possa mandare i figli a scuola. 

Un nodo cruciale, questo, su cui la partita è tutta aperta. In Emilia-Romagna, nei comuni in zona arancione scuro e in quelli in zona rossa, gli istituti scolastici sono già attivi per garantire attività e lezioni in presenza ad alunni con disabilità gravi e con bisogni educativi speciali. E sono le sole deroghe alla sospensione delle attività in presenza, in coerenza con il nuovo Dpcm nazionale. C’è però una circolare del 4 marzo del Ministero dell’Istruzione in cui sono date indicazioni affinché sia posta attenzione agli alunni figli di personale sanitario impegnato nel contenimento della pandemia e anche ai figli del personale impiegato in altri servizi pubblici essenziali. La Regione spiega sul suo sito che questa circolare non ha un fondamento giuridico chiaro, dato che il Dpcm parla solo di alunni disabili e con bisogni educativi speciali. E qui si crea il corto circuito. Pertanto, la Regione ha deciso di inviare una richiesta di chiarimenti urgenti al Governo e al ministro dell’Istruzione. 
“Ed è quanto è stato risposto anche a me, dopo che ho scritto alla Regione sollevando la problematica – spiega l’infermiera – io e altri genitori siamo disperati, non sappiamo più come fare. Io lavoro in ospedale proprio in un reparto covid e mio marito è un vigile del fuoco, due mestieri estremamente necessari e molto impegnativi”.

Quanti figli avete?
“Abbiamo tre figli, una bambina che frequenta le medie, una le elementari e un bimbo di due anni iscritto al nido”.

Come vi state organizzando?
“Ci stiamo provando, ma non sappiamo davvero come fare. Io ho la famiglia che vive in Campania, quindi non posso contare su aiuti particolari. Premetto che al lavoro avrei la possibilità di prendere dei permessi, ma siamo in una emergenza e io voglio lavorare, serve il mio aiuto, soprattutto nel reparto in cui sono operativa”.

La “giornata-tipo”, quindi?
“Posso raccontare già questa di lunedì. Io attacco alle 21 e stacco martedì alle 7, ma dal mattino di lunedì fino a sera non riesco a riposare perché mio marito è al lavoro e ho figli in Dad e un bambino piccolo in casa. Martedì mio marito lavora dalle 8 alle 20, quindi io staccherò alle 7, ci diamo il cambio e i bambini inizieranno a seguire le lezioni e io sono sola in casa con loro. Mercoledì sarò di riposo, salvo che venga richiamata per emergenze o cambi turno”.

Lei ha scritto alla Regione per le elementari e il nido?
“Sì e mi hanno anche risposto subito, spiegando che si sono attivati per avere chiarimenti urgenti, ma intanto i giorni passano e non sappiamo come risolvere l’urgenza immediata”.

Ha usufruito dei bonus lo scorso anno?
“Certamente, è stato il solo modo per fare fronte a tutto. Quest’anno ancora non c’è disponibilità di bonus, sembra che saranno retroattivi, ma intanto dovremmo anticipare la spesa. Non lo trovo giusto e in più non tutti possono permetterselo. E poi non è semplice trovare all’ultimo minuto baby sitter fidate e disposte a venire in casa con i rischi covid. Non sarebbe più sicuro per tutti permettere ai figli di categorie particolari di potere andare a scuola?”.

Cosa è cambiato dallo scorso anno nella gestione dei figli?
“Sicuramente la stanchezza. Io sono un’infermiera e non posso permettermi di essere stanca. Nel mio reparto ci sono casi molto impegnativi, devo essere sempre al massimo delle mie capacità. Siamo tutti stremati e siamo sempre in prima linea. Tra di noi ci veniamo incontro, ma non basta. Il mio appello alla Regione e al Governo è semplice e chiaro: Dovete aiutarci perché non sappiamo più come fare”.
 

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