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Stefano Fabbri

Stefano Fabbri

Gli studenti alle prese con il mondo della finanza

Il questionario sottoposto a 96 alunni appartenenti alle due quarte e quinte classi di Liceo Scientifico e Linguistico e della quinta del Classico delle scuole pubbliche paritarie riminesi Karis

Il bicchiere dell’educazione finanziaria di base, della percezione del linguaggio della finanza e della conoscenza dei suoi strumenti di investimento e risparmio da parte dei giovani, appare mezzo pieno. Per quattro studenti su dieci, nella fascia d’età 16/18 anni, i fondi di Next Generation UE sono fondi a debito da restituire entro quarant’anni. Ma per tre di loro, si tratta di un finanziamento a fondo perduto e per uno dobbiamo restituirli in soli 5 anni. Gli altri due non sanno che rispondere. Di fronte alla parola mantra del dibattito pubblico degli ultimi anni sul mondo della finanza, spread, sempre uno zoccolo duro di 4 su dieci lo identifica correttamente come il differenziale di rendimento tra i titoli tedeschi e quello degli altri stati UE, che si forma autonomamente sul mercato. In cinque, sempre su dieci, sanno poi che i cittadini più risparmiatori sono gli italiani e non tedeschi o inglesi. Mentre, riguardo alla frequenza con cui ragazze e ragazzi s’informano di economia e finanza, il tema appare secondario rispetto ai loro interessi: in 6 su dieci lo fanno meno di una volta al mese, due una volta la settimana e solo uno lo fa ogni giorno. 

Sono questi alcuni dei dati più interessanti emersi dalle risposte al questionario (14 domande chiuse) per misurare e valutare le competenze dei giovani sul mondo della finanza, sottoposto a 96 studenti, 51 ragazze (53,1%), 46 ragazzi (46,9%), appartenenti alle due quarte e quinte classi di Liceo Scientifico e Linguistico e della quinta del Classico delle scuole pubbliche paritarie riminesi Karis. È certo un’istantanea, solo lo scatto di una Polaroid, che ferma ciò che oggi sanno e pensano sul alcuni temi della finanza un gruppo di studenti riminesi. Ma da cui è certamente possibile trarre indicazioni interessanti e significative sul rapporto tra giovani, risparmio, investimenti e finanza, senza alcuna presunzione sulla sua possibile proiezione statistica. 

Il questionario, seguito poi dagli interventi di tre relatori (Stefano Fabbri, commercialista partner Studi Skema, presidente My Mind My Investment, Franco Bulgarini, presidente 9dots società di formazione alla finanza comportamentale e Claudio Botteghi, tutor economia UNIBO e vicepresidente My Mind My Investment), è stato somministrato la scorsa settimana ai ragazzi (24 marzo) nell’ambito del percorso educazione finanziaria, “L’educazione finanziaria a scuola – pillole d’educazione finanziaria”, promosso e realizzato da “My Mind My Investment - Associazione Nazionale Professionisti esperti nella gestione dell’approccio e del comportamento degli investitori”. Appuntamento inserito nel programma della settimana europea Global Money Week (GMW) dell’OCSE sul tema “Prendetevi cura di voi, prendetevi cura dei vostri soldi!”. L’iniziativa si è svolta on line, relatori in collegamento con gli studenti dal laboratorio informatico dei licei Karis, grazie alla piattaforma web utilizzata quotidianamente dalla scuola per la didattica a distanza. 

Tra le altre risposte è da segnalare come la propensione al risparmio degli italiani, appartenga anche ai giovani, non solo a genitori o nonni. Riferendosi a propri comportamenti e scelte d’acquisto la maggior parte degli studenti (70,8%) risponde che di fronte al non avere denaro sufficiente per comprare una cosa che si desidera, risparmiano per riuscire ad acquistarlo. Il 17,7% cerca di ottenere un prestito da un membro della famiglia e meno del 3% dei ragazzi lo chiede invece ad un amico. Mentre, il 9,4% sceglie la frugalità: non lo compra e basta. Di fronte alla richiesta di indicare il peso finanziario della Borsa Italiana sul mercato finanziario globale il 34, 5% indica correttamente un valore circa dell’uno percento, vale invece circa il 15% per il 16,7% di chi risponde e per il 12,5 percento di loro il valore della Borsa tricolore è circa quello di Germania, Svizzera e Regno Unito. Appare però incertezza rispetto alla conoscenza di strumenti e servizi finanziari.   Riguardo, invece, la domanda su cosa siano i fondi d’investimento, il 39,6% lo considera uno strumento di finanziamento delle imprese e il 30,2%, correttamente un servizio di gestione collettiva del risparmio. In questo item il numero di chi non sa è del 16,7% e per il 13,5 percento i fondi d’investimento sono, invece, uno prodotto finanziario che garantisce alti redimenti e interessi agli investitori. 

Come emerso dal dibattito finale con gli studenti, ha destato interesse e attenzione l’intervento di Franco Bulgarini, presidente 9Dots, incentrato sul tema della finanza comportamentale. In particolare sulla “razionalità” del mercato e delle scelte operate dai singoli investitori, con un’analisi delle teorie attorno all’importanza delle scelte d’investimento di ogni singola persona, di tre premi Nobel per l’economia quali: Robert Shiller Daniel Kahneman e Richard Thaler. Quest’ultimo teorico dei nudge, “le spinte gentili”, che influenzano i processi di decisione di gruppi e individui nel mondo della finanza. Il questionario sarà nuovamente sottoposto agli studenti entro la fine di aprile (a 30 giorni dalla prima somministrazione). Obiettivo valutare impatto ed efficacia dell’intervento dei relatori. Nell’occasione sarà loro chiesto di svolgere un tema, argomento concordato insieme a i docenti Karis dagli esperti di “My Mind My Investment”, su quanto discusso insieme ai relatori di “L’educazione finanziaria a scuola – pillole d’educazione finanziaria”. I tre scritti ritenuti di maggiore interesse saranno premiati con buoni acquisto in liberi del valore di 100 euro. 

“Negli ultimi anni - spiega Stefano Fabbri, commercialista partner Studi Skema, presidente My Mind My Investment  - la professione del commercialista è profondamente mutata. La pandemia ha ulteriormente accelerato questo cambiamento. Non siamo e non possiamo è più essere solo custodi di gestioni fiscali o contabili. Oggi nel mio studio riminese ci occupiamo di procedure gestionali, acquisizioni e merger nazionali e internazionali, creazione di business plane. Da molti anni, poi, siamo entrati anche nel campo dell’assistenza professionale agli investitori e risparmiatori. La nostra associazione senza fini di lucro, My Mind My Investment, ritiene però essenziale allargare la conoscenza dei temi finanziari anche ai giovani. Non è materia solo per specialisti. Il mondo cha abbiamo di fronte chiede a tutti di avere competenze di base in questo campo. I commercialisti possono e devono offrire il loro contributo a alla crescita della cultura economica e finanziaria della collettività, per cercare di rendere le persone consapevoli quando si approcciano a questo settore. Siamo lieti che le scuole Karis abbiano condiviso con noi la necessità di fare entrare nell’offerta formativa dei loro licei anche questi argomenti. Fatto importante visto che secondo l’indagine europea PISA di OCSE il 35% degli studenti italiani sopra i 15 anni è titolare di un conto corrente e il 37% di una carta prepagata, e nell’ultima rilevazione del maggio dello scorso anno i quindicenni italiani hanno mostrato scarse capacità nel gestire i soldi. Il punteggio medio di valutazione delle competenze finanziarie in cui si collocano i nostri giovani è infatti di 476 punti: inferiore a quello della media OCSE, che si colloca invece a 505 punti. Un altro gap da colmare per il nostro Paese. È di particolare significato che la i Licei della Fondazione Karis abbiano condiviso questa necessità e si siano aperti con entusiasmo alla nostra iniziativa”. 

“Nelle nostre scuole - ha aggiunto Paolo Valentini, direttore scolastico di Fondazione Karis - proponiamo continuamente durante l’anno scolastico percorsi di approfondimento o di primo approccio a materie non comprese nel normale percorso di studi. Una buona scuola vive dentro la realtà, dentro le circostanze sempre nuove e diverse che ci mette di fronte. Per la nostra comunità educante significa offrire ai ragazzi strumenti di conoscenza, formativi in una parola educativi, in grado di aiutarli a essere consapevoli e liberi protagonisti del confronto con ciò che hanno di fronte. Non è casuale che da un mese abbiamo avviati laboratori dedicati a guidare gli studenti all’incontro con il data management, con l’infinito universo dei dati on line, alla valutazione e la selezione delle informazioni attendibili e all’individuazione ed esclusione di quelle non attendibili. Un percorso realizzato grazie a partecipazione intervento di due realtà formative no-profit: Data Management Association International (DAMA) e FIT Academy. Abbiamo allargato la nostra proposta anche alla finanza grazie alla proposta di My Mind My Investment. Sono temi di cui gli studenti devono essere consapevoli e su cui devono essere informati, per l’importanza che assumeranno non solo nel loro futuro percorso professionale ma anche di quello della corretta gestione delle loro risorse economiche, sia personali sia familiari. Lo scopo dei nostri licei è dare agli studenti tutti gli strumenti utili per affrontare le future scelte, a partire da quella universitaria”.  

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