Il Comune a Bologna per il 35° anniversario della Strage alla stazione

Anche il Gonfalone della Città, accompagnato dal Presidente del Consiglio comunale Vincenzo Gallo e dagli agenti della Polizia municipale, è stato presente alla cerimonia commemorativa del XXXV anniversario della Strage alla stazione di Bologna.

Anche il Gonfalone della Città, accompagnato dal Presidente del Consiglio comunale Vincenzo Gallo e dagli agenti della Polizia municipale, è stato presente alla cerimonia commemorativa del XXXV anniversario della Strage alla stazione di Bologna.

Una strage, quella che colpì Bologna e l’intero Paese, dove persero la vita 85 persone tra le quali la giovanissima riminese Flavia Casadei.

Flavia Casadei, diciotto anni compiuti da poco, frequentava la quarta liceo scientifico a Rimini: aveva ottenuto la borsa di studio ogni anno fin dalle elementari. Quel sabato due agosto stava viaggiando verso Brescia dove l'aspettava uno zio.

Flavia era uscita di casa, a Rimini, molto presto e un'ora dopo aveva telefonato ai genitori dalla stazione: "Il treno è in ritardo, avvertite lo zio a Brescia". Per quel ritardo aveva perso la coincidenza a Bologna e alle 10,25 stava aspettando il treno per Verona.

I genitori, il padre Egidio e la madre Virginia ne parlano con ammirazione: "Era una ragazza molto sensibile, ricca di interessi e di amici".

Nel suo diario si legge: "'e' più facile per l'uomo attaccarsi alle cose terrene. Tanto facile quanto sbagliato". Tre righe di una scrittura minuta, nervosa. "in queste parole c'è mia figlia. Aveva una fede enorme nel prossimo', afferma la madre.

Il padre di Flavia ricorda: "A Brescia avrebbe incontrato un pittore nostro amico che si interessava ai disegni di Flavia. Tutti quei ritardi però, che strano. A Bologna tutti i treni, dal Nord e dal Sud, erano in ritardo. E' così che le stazioni si riempiono di gente: più ritardi, più persone in attesa".

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Le ultime ore di Flavia sono state raccontate da una ragazza che era accanto a lei al momento dello scoppio. Sabina Govoni, 17 anni di Cento, l'aveva conosciuta proprio alla stazione di Rimini; le due ragazze avevano fatto amicizia, un po' di viaggio assieme e stavano aspettando la coincidenza nella stessa sala di prima classe (in quella di seconda non c'era posto). Racconta: "Ho sentito un gran botto, poi tutto ha tremato e mi è venuto addosso il soffitto. Mi ha salvato un militare scavando tra le macerie. Della mia amica non ho saputo più niente”.

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