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In cella con 30 metri di corda, Marco Zinnanti tentava la fuga dal carcere

Il killer di Covignano, rinchiuso nella casa circondariale di Ferrara, ha tentato di giustificarsi sostenendo che la fune gli serviva per fare degli esercizi di ginnastica. Per lui disposto il regime di massima sorveglianza

Nuovo e, per certi versi surreale, capitolo sulla vicenda di Marco Zinnanti il killer di Covignano condannato a 30 anni di reclusione per l'omicidio di Leonardo Bernabini barbaramente assassinato il 2 settembre del 2012. Attualmente rinchiuso nel carcere di Ferrara, alcuni giorni fa la cella del 23enne era stata sottoposta a una perquisizione di routine nel corso della quale, nascosta in un angolo, era stata trovata una fune lunga 30 metri da utilizzare, con tutta probabilità, per una eventuale fuga. Messo alle stretta, Zinnanti si è fermamente rifiutato di spiegare come la corda sia arrivata nella sua cella e di rivelare il nome di chi gliel'ha procurata. Il killer di Covignano si è limitato a spiegare al personale della polizia penitenziaria che la fune gli sarebbe servita per "fare alcuni esercizi di ginnastica per mantenersi in forma". Una giustificazione che non ha assolutamente convinto la direzione del carcere che ha fatto partire una segnalazione che ha portato, per il 23enne, al regime di detenzione sotto massima sorveglianza per il forte rischio di fuga.

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