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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Lavoro e disparità di genere, Cgil: "Problema non ancora risolto e aggravato dalla pandemia"

­"La recente approvazione delle modifiche al codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n.198, in materia di pari opportunità tra uomo e donna, rappresenta una piccola vittoria"

­"La recente approvazione delle modifiche al codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n.198, in materia di pari opportunità tra uomo e donna, rappresenta una piccola vittoria alla battaglia sulle discriminazioni nel mondo del lavoro". Ad affermarlo la Nidil Cgil Rimini attraverso Yuliana Trengia.

"Il disegno di legge oltre a prevedere l’obbligo per le aziende con più di 50 dipendenti di produrre un rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile e sulle differenze retributive tra generi, prevede anche il monitoraggio sulla disparità di genere che un’apposita figura, che non è più il ministro del Lavoro, dovrà elaborare ogni due anni.  Viene introdotto l’art.46-bis che istituisce la “certificazione della parità di genere”, a decorrere dal 1° gennaio 2022, al fine di attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle: opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale, a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere, alla tutela della maternità, nonché alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Il precariato femminile è una piaga e lo confermano i dati, il livello globale del gender gap è del 68%, un passo indietro rispetto al 2020. Di questo passo si stima che ci vorranno 135 anni per colmare il divario di genere a livello mondiale".

"L’Italia attualmente si trova in classifica al 63° posto su un panel di 156 paesi al mondo, un piccolo miglioramento, se si considera che l’anno scorso si trovava al 76°posto. I primi in classifica sono l’Islanda, Finlandia e Norvegia, tre paesi guidati da premier donne. Il problema della Gender Pay Gap non è però ancora risolto, se si considera che a causa della pandemia molte donne hanno perso il lavoro, ampliando ancora di più le disparità tra i sessi in ambito economico, vedendo scivolare l’Italia al 114esimo posto a livello europeo.  I problemi del lavoro femminile sono ben noti ed il basso tasso di occupazione in Italia vede lavorare una donna su due, il lavoro femminile è più precario, a termine, spesso più marginale e marginalizzato. Questo è anche l’effetto di una logica ripetuta negli anni di incentivi senza condizionalità e non di innovazione e cambiamento del mercato lavoro".

"La percentuale dei contratti part time è ancora alta, molte donne sono costrette a prediligerlo anche perché i posti disponibili negli asili nido, secondo i dati dell’Istat del 2019, coprivano solo il 25,5% del totale dei bambini sotto i tre anni.  La bassa occupazione delle donne è dunque dovuta ancora alla scelta tra lavorare o occuparsi della famiglia?  Non vanno nemmeno sottovalutate le disparità di salario anche a parità di studio e di posizione tutt’ora esistenti.  Ma la disparità di genere si concretizza anche al di fuori del lavoro, con le cosiddette pink e blue tax, alcuni prodotti dedicati alle consumatrici donne costerebbero di più rispetto agli equivalenti destinati agli uomini, rivelando un ingiusto divario di prezzo tra prodotti che hanno lo stesso costo di produzione e distribuzione. A partire dal semplice deodorante e prodotti per il viso che hanno un costo maggiore nelle varianti femminili con un 50% di differenza. Anche i profumi a parità di quantità e marca hanno un costo del 29% in più rispetto a quello degli uomini. Secondo alcuni studi non è questione di pink tax, ma di “pink Budget” poiché l’esistenza di un numero maggiore di oggetti solo femminili è elevato rispetto a quelli maschili.  Il problema è quindi da ricollegare non solo al prezzo, ma in primis al condizionamento culturale che porta le donne a spendere e comprare volumi di prodotti pubblicizzati molto di più di quelli degli uomini?  C'è uno spazio ed un tempo – complesso – nel quale siamo chiamati a svolgere il nostro ruolo. E lo spazio ed il tempo sono elementi variabili, condizionabili, da orientare a raggiungere l’auspicata uguaglianza di genere". 

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