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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Madre e figlio morti dopo un drammatico incidente, chiesta la condanna dell'automobilista

La tragedia si era consumata il 6 aprile del 2019 e a rimanere uccisi nell'impatto furono Milto Koci 56 anni e la madre Sanda Koci di 82

Un anno di reclusione: questa la pena richiesta dal Pubblico Ministero della Procura di Bari, Francesco Bretone, per un 45enni di Corato per il reato di omicidio stradale plurimo per aver causato il tragico incidente costato la vita costato la vita il 6 aprile 2019 a Milto Koci di 56 anni e alla madre Sanda Koci di 82, entrambi residenti a San Clemente, deceduti nel tratto dell'A14 tra i caselli di Bari e Molfetta. Nell'udienza che si è tenuta l'11 gennaio nel Tribunale di Bari davanti al gup Isabella Valenzi l'imputato ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato, condizionato all’esame del proprio consulente tecnico, sentito nella precedente udienza del 28 settembre. Il Sostituto Procuratore ha ribadito le sue accuse chiedendo per l’appunto la condanna ad un anno, così come le parti civili hanno chiesto il riconoscimento della piena responsabilità del 45enne. Il giudice ha quindi rinviato il dibattimento all’11 ottobre, per la discussione della difesa e il pronunciamento della sentenza.

La carambola era avvenuta intorno alle 23.30 in corrispondenza del km 660+170, sulla corsia di marcia da Foggia verso Bari, nel tratto compreso tra i caselli di Bari e Molfetta, nel territorio comunale di Giovinazzo. Koci, di origini albanesi ma residente da tempo in Italia, a San Clemente in provincia di Rimini, come la madre Sanda che viaggiava con lui sul sedile del passeggero, per cause mai accertate, complice forse l’asfalto bagnato per la pioggia caduta in precedenza, ha sbandato sulla sua destra con la Renault Clio che stava guidando, andando a sbattere contro il guardrail che delimitava la carreggiata.

Nell'impatto entrambi erano rimasti praticamente illesi ma la vettura era rimbalzata sulla strada finendo la sua carambola di traverso sulla corsia di sorpasso, con il muso rivolto nella direzione opposta rispetto al senso di marcia. Il 56enne, intuendo il pericolo, era sceso dall’abitacolo disponendosi all’altezza del parafango anteriore sinistro e sbracciandosi per segnalare la presenza del mezzo incidentato con la madre ancora all’interno ai veicoli in transito. In quel tratto di autostrada, sorvegliato dalle telecamere, le immagini acquisite dagli inquirenti comprovano che i conducenti di sei veicoli, cinque auto e un autoarticolato, avevano notato l’ostacolo, evitandolo così come avevano evitato dei pezzi di cemento che si erano staccati dal newjersey finendo sull'asfalto.

Una settima vettura, la Ford Kuga guidata dall'indagato, proprio per evitare i frammenti di cemento si era spostata sulla corsia di sorpasso travolgendo sia la Clio sia Koci che si trovava in piedi accanto alla sua auto. Un impatto tremendo, i due mezzi erano finiti 40 metri più avanti, che non aveva lasciato scampo ai Koci deceduti praticamente sul colpo. Il 56enne era stato proiettato verso la corsia di emergenza, dove era stato rinvenuto il suo corpo senza vita; l’anziana è stata estratta, anche lei ormai spirata, dalle lamiere contorte di ciò che restava della Clio.

La Procura di Bari aveva aperto un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati il 43enne e i familiari delle due vittime si sono costituiti parte civile assistite da Studio3A. Il Pm ha conferito all’ingegner Giuseppe Brizzi l’incarico di redigere una perizia cinematica per ricostruire le cause e le responsabilità del sinistro, e alla fine anche il Ctu della Procura, come aveva già evidenziato il perito di parte l’ingegner Pallotti, avrebbe riscontrato pesanti responsabilità nella condotta guida del conducente della Kuga, avvalendosi peraltro della prova rappresentata dai video estrapolati dalle telecamere di sorveglianza ubicate ad appena cento metri di distanza dal luogo del sinistro. L’indagato, conclude l’ing. Brizzi, “pur avendo avvistato i massi sulla strada ha continuato a mantenere l’andatura con la stessa velocità”, stimata in non meno di 120 km orari e per di più in corsia di sorpasso, “sino all’impatto con la Clio ferma (…). Per scarsa attenzione alla guida e a quella velocità non è riuscito a evitare l’impatto. Alla vista dei massi su strada, avrebbe dovuto allertarsi e prudentemente rallentare e adeguare la marcia in modo tale da conservare il controllo del proprio veicolo dinanzi a qualsiasi circostanza, così come avevano evitato l’impatto tutti e sei i veicoli che lo hanno preceduto, alcuni dei quali, peraltro, marciavano a forte velocità”.

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