Paesani dopo l'assoluzione attacca la "spettacolarizzazione dell'inchiesta"

Il patron del Coconuts parla dopo 4 anni di odissea giudiziaria: "Il processo mediatico che mi aveva condannato ha fatto solo del male a me e alla mia famiglia"

E' un fiume in piena Lucio Paesani, il patron del Coconuts di Rimini, nel commentare la sentenza del Gip del Tribunale che lo ha assolto, insieme al fratello, dall'accusa di aver favorito lo spaccio di stupefacenti e cocaina all'interno del noto locale sul porto. L'imprenditore, inoltre, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa prendendosela con l'onorevole Giulia Sarti che, all'epoca, presentò un'interrogazione parlamentare al ministro Alfano. "Parlo per la prima volta dopo 1400 giorni - ha spiegato l'imprenditore. - Non ho voluto farlo prima per il rispetto delle istituzioni e dei tribunali. Per 4 anni ho vissuto con la fiducia nel magistrato che mi doveva giudicare ma, allo stesso tempo, con l'angoscia di dover sopportare il quotidiano discredito finito su di me e sulla mia famiglia, tra cui i miei figli minorenni. Al di là di tutto il male di cui mi hanno accusato, e dal quale ne sono uscito innocente, credo che i processi non si debbano fare on-line. Allo stesso tempo all'onorevole Sarti, che presentò l'interrogazione che portò alla risoluzione del contratto che avevo col Ministero per l'affitto degli stabili della caserma della polizia di Stato a Viserba, dico solo che il tempo è signore".

"Tutti i giudici che hanno giudicato questo teorema accusatorio - ha aggiunto Paolo Righi, avvocato di Paesani - hanno ritenuto che non vi fossero elementi per sostenere l'accusa. Dal gip, che ha rigettato l'arresto del mio assistito e il sequestro penale del Coconuts, e in parte il Tar che ha riconosciuto come gli episodi venissero commessi fuori dal locale. Per la Legge italiana, in un pubblico esercizio può entrare chiunque e, il gestore, non può rifiutarsi se si presentano spacciatori o consumatori. Inoltre, il fatto che all'interno del Coconuts si sarebbe agevolato il consumo di droga è assurdo: ben 3 perquIsizioni, fatte coi cani, hanno dato esito negativo. Come difesa, abbiamo scelto il rito abbreviato proprio per mettere la parola fine il più presto possibile all'odisseA giudiziaria di Lucio Paesani".

"Per me e per la mia famiglia - prosegue Paesani - sono stati anni difficili. Quella mattina di giugno se non avessi avuto la forza di combattere, forse oggi non sarei qui a commentare l'assoluzione. Quello che più mi ha fatto male, inoltre, è stata la spettacolarizzazione di un'inchiesta che non ha portato a nulla. Al Coconuts non sono mai girati 1,5 chili di cocaina a notte, stiamo parlando di qualcosa come 3mila dosi. Anche nell'ordinanza, l'unico riferimento quantitiativo è stato un sequestro di 50 grammi che non è riferito al locale. Per il resto, si fa continui riferimenti a quantità imprecisate. Un'inchiesta che è stata mal riferita su di me e la mia famiglia. Oggi non sono qui per lanciare accuse ma, da cittadino, per far sapere che qualcosa di distorto nell'informazione c'è stato".

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"Ora provo una felicità moderata - conclude l'iprenditore. - Perché i pochi minuti in cui è stata letta la sentenza non cancellano 4 anni di angherie, torti ed insulti subìti da me e dalla mia famiglia sui social o nei bar. Non cancellano il malcelato imbarazzo che alcune persone provarono dovendomi rivolgere la parola davanti a scuola o in un ufficio pubblico. Non cancella 4 anni di boicottaggio sistematico delle nostre aziende. Non mi restituiranno mai la spensieratezza con cui ho vissuto i miei primi 40 anni, ne quel milione di euro che questo “scherzetto” ha fatto perdere alla mia famiglia".

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