Bimbo morto a Mirabilandia, i salvataggi: "Aiutateci a controllare, non siamo baby sitter"

"Ognuno deve fare la sua parte, controlliamo zone con centinaia di persone: bambini, anziani e disabili devono essere seguiti da chi ha il compito di prendersene cura"

I bagnini di salvataggio di Rimini, dopo la morte a Mirabilandia di Edoardo Bassani, il bimbo di 4 anni di Castrocaro Terme annegato nella piscina, e per la cui morte è indagato anche il bagnino 18enne in servizio, ma non solo per questo caso, aprono una riflessione sul loro ruolo.

"Come salvataggi dei consorzi di Rimini, e toccati dagli ultimi episodi di cronaca, al di là delle specifiche responsabilità dei casi ci sembra doveroso, almeno per fare chiarezza, sottolineare che la sorveglianza in mare, piscine o parchi acquatici affollati non può essere individuale - spiega, a nome di tanti colleghi, Federico Raffaelli, coordinatore del salvataggio Marina Riminese - Il salvataggio controlla la zona affidatagli a volte con centinaia di persone ed è chiaro che svolge un'attività di controllo generale. Un grido reiterato, le braccia alzate l'agitazione fra i bagnanti attirano l'attenzione dell'addetto che altrimenti non potrebbe cogliere con la sua sola attenzione".

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Nel loro intervento evidenziano che "La sorveglianza di anziani, disabili e soprattutto bambini piccoli è ovvio debba essere compito di parenti o assistenti che ne hanno la responsabilità. In passato abbiamo già riferito di episodi di bambini anche molto piccoli lasciati in acqua da soli anche con il mare molto mosso e genitori o affidatari distratti o addirittura assenti. Il nostro intervento ha il solo scopo di sensibilizzare chi si sente coinvolto dalla vicenda a partire dagli addetti alla sorveglianza fino ai bagnanti. A ciascuno competa la propria parte".
 

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