Rimini la seconda provincia con più reati in Italia

Rimini è la seconda provincia in Italia con più reati in rapporto alla popolazione. Lo rivela una classifica del "Sole 24 ore" di lunedì. A incidere una maggior abitudine a denunciare tutto e il turismo di massa

Rimini è la seconda provincia in Italia con più reati in rapporto alla popolazione. Lo rivela una classifica del “Sole 24 ore” di lunedì, che mette in rapporto il numero di reati denunciati (importante sottolineare la parola denunciati) rispetto al numero di abitanti di quel territorio. Ne emerge un quadro problematico per la realtà riminese, che con i suoi 7mila reati ogni 100mila abitanti e i 23.054 denunciati in assoluto nel 2011, si colloca ad un passo dal vertice nazionale.

IL PRIMATO - Doveroso però sottolineare alcuni fattori, che sicuramente concorrono con questo non felice primato di Rimini. Il primo, che non riguarda solo la ‘capitale’ della Riviera, è l’abitudine spiccata dei romagnoli a denunciare i reati. Anche quelli più piccoli. Il secondo è inevitabilmente rappresentato dai milioni di turisti che nei mesi estivi trasformano Rimini in una grande città italiana.

IL SINDACO - Del resto anche per questo motivo a più riprese il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, ha evidenziato che nell’ambito del riassetto delle Province italiane determinato dal Governo Monti, si dovrebbe tener conto della specificità di Rimini, arrivando addirittura a ipotizzare (pur senza dirlo esplicitamente) un’alleanza con la Repubblica di San Marino piuttosto che un’unica Provincia di Romagna.

Tra le ragioni proprio quelle legate ai reati che si registrano sul territorio riminese e dunque l’esigenza di mantenere un forte presidio di ordine pubblico (il timore è che con la Provincia unica si disperdano i posti di polizia e carabinieri), nonché l’enorme afflusso di turisti. Forse varrebbe la pena anche svolgere un ragionamento più ampio sulla qualità del turismo e dell’offerta.

LE ALTRE CITTA' - Scorrendo il resto della classifica, si nota che anche Ravenna si trova tra le prime dieci province italiane con più reati, all'ottavo posto. Più indietro Forlì, 22esima, ma al primo posto per incremento di reati: +18,3% in un anno (nella stessa classifica Rimini terza con +13.9%, Ravenna quarta con +13.7%). A livello nazionale, al primo posto c'è Milano, al terzo Bologna, al quarto Torino e al quinto Roma. Le province più sicure sarebbero Oristano, Belluno, Potenza, Matera ed Enna.

I COMMENTI - "Per la prima volta i dati statistici presentati da Il Sole 24 Ore, che oggi pubblica quelli relativi al peso dei reati nelle 103 province italiane, evidenziano con chiarezza il tema della correzione turistica per territori come il nostro", dichiarano il sindaco Andrea Gnassi e il presidente della Provincia, Stefano Vitali, in una nota congiunta.

“Rimini – scrive il Sole – provincia di non grandi dimensioni ma che si trova penalizzata dal calcolo matematico, visto che i pochi residenti, circa 330.000, devono “ripartirsi” 23mila delitti, in gran parte focalizzati nei mesi estivi, quando le accresciute presenze determinano anche un aumento delle occasioni per la criminalità.” Per Gnassi e Vitali si tratta di "una presa d’atto apprezzabile che fa emergere, almeno a livello verbale se non ancora a livello statistico, la peculiarità di un’area  che accanto ai residenti stabili conta un numero decisamente rilevante di  “cittadini temporanei” (ma comunque cittadini): più di 16 milioni le presenze nell’arco dell’anno".

"Quella che ancora una volta scatta Il Sole 24 Ore è la fotografia di un’area metropolitana complessa, che deve governare problemi complessi e fare i conti con una “comunità di fatto” che va ben oltre a quella ricavabile dagli Uffici Anagrafe - continuano le due autorità -. Il problema è che quando questa area metropolitana viene ricavata dai parametri burocratici e pseudo-oggettivi delle “Spending review” di turno, come nello specchio di Alice, all’improvviso si rimpicciolisce e torna a coincidere con il mondo degli Uffici Anagrafe".

"Se volessimo proseguire nel paradosso, delle due l’una: o i 331.000 residenti nella nostra provincia sono tutti delinquenti incalliti o i crudi dati statistici del Ministero degli Interni devono essere rapportati ai numeri reali di cittadini presenti sul nostro territorio ovvero a quella “comunità di fatto” che non è ricavabile con il numero statico dei residenti - sottolineano Gnassi e Vitali -. Un dato, questo, che fa della provincia di Rimini, anche in termini di rappresentanza, il Capoluogo di “fatto” nella prospettiva del riordino delle Province avviato dal Governo".

"Un riordino delle Province che per aver senso, deve accompagnarsi a un intervento legislativo di seria e profonda riforma in senso federalista dello Stato - è l'opinione del sindaco e del presidente della Provincia -. Già comunque nel breve termine, nell’attuazione della Spending review per la parte della riorganizzazione dei servizi dello Stato, occorre che Rimini venga vista per quello che è e di conseguenza per quello che le serve in termini di presidi fondamentali quali: Prefettura e Comandi provinciali delle forze deputate alla sicurezza pubblica. Un settore che né lo Stato né gli amministratori locali potrebbero mai permettersi di lasciare sguarnito".


 

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