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Rimini torna all'attacco su eolico, offshore e aeroporti: "Vogliamo continuare con il bis di tutto?"

"Non può essere che sia il mercato a decidere chi stia in piedi. Perché poi, molto spesso, ed è una lezione anche del Covid, sono le popolazioni e le economie a dover pagare il conto per tutti"

Rimini non intende cedere di un millimetro sulla sua vocazione turistica, pur non rinunciando alla prospettiva green. Per questo il Comune torna a bocciare non solo il progetto di un parco eolico di fronte alla propria costa, ma i doppioni in generale, dagli aeroporti ai "porti e avamporti se non industriali ma con attracchi per crociere". Con quello che sembra un riferimento rispettivamente al Ridolfi di Forlì e al progetto da poco presentato da Riccione. Lo spunto all'amministrazione comunale lo offrono le proposte di Legambiente per il Piano nazionale di ripresa e resilienza che tra le priorità mettono appunto i parchi eolici in Sicilia, in Sardegna, in Adriatico. E il primo distinguo riguarda le distanze: 60 chilomentri in Sicilia, "più che sotto costa" per Rimini. L'istanza presentata per ottenere la concessione demaniale, proseguono da Palazzo Garampi, è stata respinta dai Comuni interessati e anche il tessuto sociale ed economico locale, e quello associativo "si è già espresso in merito a un progetto che giudica sbagliato".

Il progetto per Rimini "appartiene a una stagione differente. Abbiamo bisogno di terra e di sogno, di coste di mare, abbiamo bisogno che la green economy non sia la vocazione in cui rifugiarsi dietro i dibattiti, ma sia applicata sul campo". D'altronde, chiosa il Comune, la vocazione produttiva di Ravenna, favorevole lei a un parco eolico offshore, è centrata sul polo chimico energetico a terra e offshore del porto industriale e commerciale. Mentre quella di Rimini è legata "alle sue spiagge, alla bellezza, alla riqualificazione in essere dei lungomari e agli investimenti sulla tutela della balneazione". 

Insomma è "surreale che si consideri la vocazione industriale di Ravenna esattamente uguale come la vocazione sul mare del riminese". Per la transizione energetica, prosegue l'amministrazione comunale, non serve "una scorciatoia in un territorio vocato", ma "un Piano energetico romagnolo e regionale dove si individuano più azioni più forti, più siti per produrre i megawatt necessari per l'intera Romagna". Compreso un "eolico contemporaneo, sostenibile anche per il paesaggio, con tecnologie innovative e non sotto costa. Altrimenti conclude, su va avanti appunto con "il bis di tutto. Campi eolici comunque e ovunque, aeroporti idem, Porti e avamporti" pure. "Non può essere che sia il mercato a decidere chi stia in piedi. Perché poi, molto spesso, ed è una lezione anche del Covid, sono i territori, le popolazioni, le economie a dover pagare il conto per tutti". (fonte Dire)

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