Bancarotta e falso in bilancio, arrestato l'ex editore Gianni Celli

Sequestrati beni per 9 milioni e la testata giornalistica "La Voce", l'imprenditore avrebbe distratto i fondi dell'editoria destinati al quotidiano

E' stato arrestato all'alba di venerdì dai militari della Guardia di Finanza di Rimini l'ex editore Gianni Celli accusato di malversazione ai danni dello Stato, falso in bilancio e bancarotta fraudolenta. L'indagine delle Fiamme Gialle, durata oltre un anno e mezzo, ha permesso di accertare come il 72enne, già amministratore della società Editrice La Voce srl dichiarata fallita nel luglio del 2015 dal Tribunale di Rimini e difeso dall'avvocato Alessandro Catrani, avesse ricevuto contributi statali per l’editoria per circa 4 milioni di euro,  indebitamente utilizzati per finanziare altre società a lui riconducibili che operavano in altri settori imprenditoriali, tra i quali anche quello immobiliare, imprese che non hanno mai restituito le somme ricevute, oltre ad aver sottratto risorse finanziarie elargite dallo Stato per sostenere l’attività editoriale, utilizzandole per propri scopi personali anche omettendo di pagare i dovuti compensi ai giornalisti dipendenti e di versare i relativi contributi.

Allo stesso tempo, per mascherare una situazione economico-patrimoniale ormai irrimediabilmente compromessa, Celli secondo le accuse ha falsificato i bilanci della società per gli anni dal 2011 al 2013, appostando crediti verso il Dipartimento dell’Editoria della Presidenza del Consiglio per importi superiori a quelli realmente vantati. Al termine delle indagini il pubblico ministero, sulla scorta di quanto emerso, ha chiesto e ottenuto dal gip l'arresto del 72enne, per il quale sono stati disposti i domiciliari, oltre al sequestro preventivo per un ammontare complessivo di circa 9 milioni di euro e l’applicazione della misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione nei confronti di cinque società che ritenute indebitamente beneficiarie del provento illecito accumulato.

Le fiamme gialle hanno quindi sequestrato 24, tra immobili e porzioni di essi, riconducibili alle società "La mia terra", "Spi", "Acta Europa", "Bpr" e "La casa" che avrebbero beneficiato dei soldi destinati all'editoria. E’ stata sottoposta a sequestro anche la testata giornalistica La Voce di Romagna che, al momento, è ancora in edicola e sarà amministrata da un curatore nominato dal Tribunale di Rimini.

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"Dall'esame dei provvedimenti cautelari, personale, interdittivo e reale, eseguiti dalla Guardia di Finanza - ha spiegato l'avvocato di Celli, Alessandro Catrani - si evince, preliminarmente, che non viene contestata nessuna ipotesi di distrazione di denari delle società a vantaggio del mio cliente e o dei suoi famigliari. Oggetto dell'indagine e dei provvedimenti rimane la complessa gestione societaria degli ultimi anni, già connotati da una profonda crisi generale e vieppiù del settore da parte dell'indagato. Inoltre, una cosa è il provvedimento di sequestro disposto fino ad una concorrenza di valore, una cosa è l'effettivo 'sequestrato'. Abbiamo nominato il dottor Mario Ferri consulente della difesa per ricostruire ogni passaggio tecnico dell'intera vicenda. Voglio ricordare, ad ogni buon fine, che per fortuna vige, nel nostro ordinamento, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Ringrazio le centinaia di persone che in queste ore stanno manifestando solidarietà sincera e disinteressata al mio cliente".

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