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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Cronaca

Risse e baby gang, la psicologa: "Giovani rabbiosi col solo obiettivo di essere social. La colpa di genitori e scuola"

Elena Falda psicoterapeuta esperta in bullismo analizza i comportamenti degli adolescenti dopo gli scontri nel centro storico di Rimini: "Coi ragazzini serve un nuovo approccio prima che la situazione sfugga completamente di mano"

Dopo le feroci risse nel centro storico di Rimini alla vigilia di Halloween e il giro di vite delle forze dell'ordine, che hanno annunciato maggiori presidi nel cuore della città per prevenire altri scontri, il fenomeno delle violenze tra adolescenti e delle baby gang è nuovamente balzato sulle prime pagine dei giornali destando molto scalpore. Ad analizzare quanto accaduto, e a spiegare i motivi che portano i giovanissimi a picchiarsi quasi senza motivo, è la dottoressa Elena Falda, psicologa e psicoterapeuta dell'età evolutiva esperta di bullismo, collaboratrice dell'associazione Codici Emilia-Romagna, che segue numerosi casi di ragazzi estremamente aggressivi tra Rimini e Milano.

Dottoressa, cosa porta questi ragazzini a compiere tali gesti di violenza sui loro coetanei?
Dai filmati apparsi sul web degli scontri avvenuti a Rimini si evince come i partecipanti siano tutti giovanissimi e, in parecchi casi, stiamo parlando anche di ragazzini di origini straniere che rappresentano seconde o terze generazioni. Innanzi tutto è sbagliato definirli 'baby gang' perchè questo termine rafforza in loro la spirale di aggressività che stanno vivendo. I comportamenti di sopraffazione e bullismo che mettono in atto quando sono in gruppo sono una forma per apparire e, infatti, vengono puntualmente pubblicati sui social. Chi compie queste violenze gratuite lo fa per far parte del 'branco' e, allo stesso tempo, viene spinto dal desiderio di avere risonanza proprio con queste azioni. Identificarli come baby gang, inoltre, potrebbe portare a farli agire con ancora più violenza in un contesto dove la criminalità viene sempre più osannata dalle giovani generazioni.

Come si sta evolvendo questo fenomeno?
Gli ultimi dati indicano una forte crescita in regioni di particolare benessere come Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna sia nelle classi medio-basse che in quelle più abbienti. Nel primo caso si tratta di un disagio che ha origini sociali mentre, nel secondo, troviamo ragazzini che sono cresciuti da soli, senza autorità genitoriale, con padri e madri che si sono de-responsabilizzati dai figli. Questi, quindi, crescono senza un codice morale che gli permetta di capire cosa sia etico e cosa no. In senso più ampio troviamo il fallimento della famiglia, che è assente o totalmente permissiva, e della scuola sempre che questi ragazzini la frequentino.

In questi giovani troviamo anche dipendenze da alcol o droghe?
Non sono aspetti fondamentali per quanto riguarda le risse: alcolici e stupefacenti sono un di più rispetto a una personalità già aggressiva ma è anche vero che negli ultimi anni il consumo e l'abuso di questi è aumentato andando a toccare fasce sempre più giovani. L'adolescente è, di base, un ribelle ma in questi casi la situazione è esasperata dalla mancanza della famiglia. A questo si sono aggiunti due anni di pandemia di Covid che sembrano aver amplificato il fenomeno. I ragazzini di oggi, all'improvviso, si sono trovati a dover vivere completamente da soli senza interazioni sociali vere relazionandosi solo attraverso il web fino a perdere il contatto con la realtà. Per questo sono andati alla disperata ricerca di riconoscimenti e, come detto, il fatto di pubblicare su internet i video di bravate o peggio permette loro di emergere sul gruppo ottenendo sì visibilità ma in questo caso negativa. Tornando al discorso di alcol o droghe, le statistiche indicano come ci sia un mix tra desiderio di ribellione, bisogno di riconoscimento tramite visibilità sul web e il tutto condito con alcool e droghe che disinibiscono dando loro quella forza in più a scatenarsi contro gli altri. Allo stesso tempo, tra i giovani i casi di disturbi alimentari sono arrivati alle stelle. Facendo un paragone con la precedente generazione, allora era impossibile trovare un posto in un centro di disintossicazione oggi invece è difficilissimo accedere alle case di cura per questo tipo di disturbi: le liste d'attesa arrivano fino a 9 mesi.

Cosa ha portato a questa situazione?
Famiglia e scuola sono sempre più carenti e si sbaglia l'approccio: un ragazzino non può essere trattato come un pari da genitori ed educatori e gli si devono imporre dei limiti. Nell'adolescenza l'aggressività è di base, poi sta all'ambiente educativo incanalarla verso qualcosa di costruttivo. Se questo argine viene a mancare, questa sfocia nella distruttività perchè a questa età c'è una innata voglia di essere riconosciuti e se questa passa attraverso le violenze senza che vi si ponga un freno il giovane non è in grado di riconoscere la gravità delle sue azioni. Ecco perchè la rissa va ripresa e pubblicata sui social: così, pensano, di avere visibilità e di essere riconosciuti dal gruppo e questo è un fenomeno sempre più in crescita.

Cosa devono fare famiglia e scuola?
Devono riprendere in mano il ruolo educativo cercando di riabilitarli e farli rientrare negli argini. Soprattutto a livello scolastico sono molti i progetti che seguo e, attraverso l'associazione Codici, ci stiamo attrezzando per collaborare con gli istituti in questo senso. Nei casi di famiglie disagiate, invece, sono le istituzioni che dovrebbero entrare in azione e prendere in mano la situazione. Questi problemi comunque ci sono anche nelle famiglie di fascia medio-alta e, in questi casi, i genitori dovrebbero tornare a fare i genitori e non gli 'amici dei figli'. Solo così potranno rendersi veramente conto degli atteggiamenti della loro prole e individuare quei campanelli d'allarme prima che sia troppo tardi e, in caso di perplessità, non indugiare a rivolgersi a un esperto.

Siamo già arrivati a una soglia critica?
No, tutto si riduce ad un'aggressività che è comunque presente da sempre negli adolescenti e alla mancanza di figure educative sia a scuola che in famiglia. Il tutto tenendo sempre presente che i giovani hanno bisogno di 'rompere' con gli adulti per crearsi una loro identità. In questo processo c'è una parte di rabbia che, come detto, deve essere incanalata per aiutarli a crescere altrimenti diventa distruttiva e questi sono i risultati. A mio parere, inoltre, se i social non esistessero non ci sarebbe questo tipo di problema.

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