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Ristampato il libretto del 1926 sul passaggio di “San Francesco nel Montefeltro"

È stata presentata la ristampa del prezioso libretto sul passaggio di “San Francesco nel montefeltro”, scritto dall’Arcivescovo Antonio Tani e stampato nel 1926, di cui trovate di seguito introduzione e scheda tecnica

È stata presentata  la ristampa del prezioso libretto sul passaggio di “San Francesco nel montefeltro”, scritto dall’Arcivescovo Antonio Tani e stampato nel 1926, di cui trovate di seguito introduzione e scheda tecnica. Nel corso della presentazione sono intervenuti il Presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, il Sindaco di San Leo Mauro Guerra, l’Assessore al turismo di Sant’Agata Feltria Franco Vicini, il Prof Ugo Gorrieri, storico Leontino e Franco Boarelli (Associazione Umana Dimora).

Le radici antiche di un'unica grande regione unita da S.Francesco - A maggio si festeggeranno gli 800 anni della sosta di Francesco a San Leo e del dono della Verna. Un evento quanto mai opportuno per riportare alle stampe il prezioso libretto sul passaggio di “San Francesco nel montefeltro”, scritto dall’Arcivescovo Antonio Tani e stampato nel 1926, di cui solo pochissimi esemplari sono attualmente fruibili. La preziosa opera di recupero e ristampa ci riconsegna oggi, in una veste rinnovata ma fedele il più possibile all’originale, questa importante pubblicazione di testimonianza storica. Un lavoro di grande merito che evidenzia la tradizione storica, culturale e spirituale del montefeltro, anzi della “regione storica montefeltrana”.

Si, perché proprio il cammino di San Francesco ci permette di ripercorre meglio di tanti trattati di storia l’evoluzione culturale di quella che è, a tutti gli effetti, una macro regione che travalica confini amministrativi, militari o politici. Una terra che da Rimini, dal mare Adriatico, arriva fino alla Toscana passando per la splendida valle del marecchia e toccando i vicini territori marchigiani di Pesaro e Urbino. Una sola grande terra spirituale che giochi di potere, equilibri politici e battaglie hanno diviso nelle diverse epoche a livello amministrativo, ma che ha mantenuto inalterata negli anni la sua identità trasversale, accomunata anche da importantissimi monumenti come chiese, pievi, monasteri. Una sorta di “via francescana” che, intorno al suo passare, ha negli anni sviluppato nelle diverse comunità attraversate un comune sentire. Su tutte, spicca per ricchezza di insediamenti francescani la valle del Marecchia, da Rimini al montefeltro: è la stessa strada che San Francesco percorse nel 1213 e che conserva numerose testimonianze del suo passaggio.

Tra queste, subito fuori Rimini, sul colle di Covignano, va segnalato il santuario francescano di Santa Maria delle Grazie, sorto nel XIV secolo fra i boschi che allora ricoprivano il colle.  Secondo la tradizione il Santo durante un suo viaggio verso Rimini si fermò in una selva ai piedi del colle di Verucchio in cui sorgeva un piccolo romitorio dedicato alla Santa Croce. Lì compì alcuni miracoli. Fece zittire gli uccelli che disturbavano la sua preghiera, fece scaturire una sorgente d'acqua salutare, piantò il suo bastone che divenne in poco tempo un grande cipresso. Ben presto il piccolo romitorio fu trasformato in convento, affiancato da una chiesa dedicata alla Santa Croce. Il luogo in cui sorge, non lontano dall’attuale paese di Villa Verucchio, è ancora oggi particolarmente evocativo e di grande spiritualità, isolato e immerso tra gli ulivi e i cipressi. Poco lontano scaturiscono acque curative che ricordano il miracolo della sorgente, mentre nel chiostro del convento si può ammirare il cipresso piantato dal Santo, un gigantesco monumento vegetale che i botanici, confortando la leggenda, ritengono vecchio di almeno ottocento anni.

Un altro convento che ci ricorda il passaggio di San Francesco nella valle è ai piedi di San Leo, nella località di Sant’Igne. È piccolo e si sviluppa attorno ad un chiostro di modeste dimensioni dominato dal campanile a vela della chiesa che lo affianca, dedicata alla Madonna. Questa, consacrata nel 1244, conserva un segmento del tronco di un olmo sotto al quale si dice che Francesco abbia predicato, abbattuto nel 1662. Un tempo vi si trovava una selva denominata “Santegna”, poi detta di “Sant’Igne” da un fuoco che avrebbe miracolosamente indicato a san Francesco la strada per giungere al Mons Feretrius (l’antica denominazione di San Leo).

Sant’Igne significherebbe appunto santo fuoco.  Nel convento di Sant’Igne non ci sono più i frati; e non ce ne sono più nemmeno nel bel convento francescano di Montemaggio, sempre nel comune di San Leo, ora affidato ad una comunità di recupero. Anche questo sorge in un luogo verde, pittoresco e solitario, anche se a differenza degli altri non può vantare alla sua origine la presenza di san Francesco, perché è sorto nel Cinquecento ed è stato ingrandito e completato due secoli dopo.

Non a caso l’Ordine Francescano ha voluto come sede per l’edizione 2012 del festival francescano, quello del VIII centenario della consacrazione di Chiara, la città e la provincia di Rimini. Un rapporto dunque che non si esaurisce nella rievocazione e nella conservazione dei luoghi storici e dei monumenti architettonici, ma che oggi più che mai dimostra tutta la sua attualità e vitalità. Per questo non poteva esserci momento migliore per rimettere alle stampe un’opera che, oltre ad un pezzo di storia, ci riconsegna a tutti noi un tassello importante della nostra comune identità.

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