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Scuole, la Cgil: "Tagliate troppe autonomie, oltre il richiesto"

Queste le riduzioni: -1 a PC, -1 a Modena, -2 a Bologna, -3 a Ravenna, -1 a Forlì, -4 a Rimini. "Segnaliamo, altresì, che i tagli intervengono in presenza di un trend demografico e in costante aumento"

Riorganizzazione la rete scolastica in Emilia Romagna tenendo conto delle esigenze degli alunni e delle scuole e non solo della necessità di razionalizzazioni. E' la richiesta che viene dalla CGIL Emilia Romagn e dalla FLC regionale, sindacato di categoria sempre della Cgil. Per il sindacato si starebbe andando oltre le prescrizioni per quanto riguarda i tagli delle autonomie, vale a dire degli accorpamenti amministrativi di plessi diversi.

Dicono in una nota i sindacati: “L'intesa tra Governo, Regioni ed Enti Locali dell' 11 ottobre 2012 indica come parametro medio regionale 900 alunni per ogni istituzione scolastica e, applicato alla regione Emilia Romagna, assegna 607 autonomie comprensive dei CPIA, contro le attuali 551, e contro le 545 con gli ulteriori tagli previsti per il 2013/2014. La riorganizzazione della rete scolastica dell'Emilia Romagna produrrebbe ben 62 autonomie in meno rispetto a quelle che la distribuzione nazionale attribuisce”.

Le Province hanno proceduto con ulteriori tagli: “Dal settembre 2013, la programmazione delle province, sopprime altre autonomie scolastiche ( -12 di cui 6 riutilizzate per aumentare il numero dei CPIA) con pesanti conseguenze quali scuole smembrate, istituti comprensivi con più di mille studenti, istituti con un alto numero di plessi, ulteriori tagli di posti di lavoro ed un inevitabile impoverimento dell'offerta formativa.

Queste le riduzioni: -1 a PC, -1 a Modena, -2 a Bologna, -3 a Ravenna, -1 a Forlì, -4 a Rimini. Sempre il comunicato: “Segnaliamo, altresì, che i tagli intervengono in presenza di un trend demografico e di alunni/alunne in costante aumento nei prossimi anni (media di 10.000 alunni/e in più ogni anno) che richiede necessariamente un ampliamento della rete scolastica ed una programmazione di lungo periodo. CGIL e FLC, che hanno condiviso gli indirizzi regionali nel merito del dimensionamento della rete scolastica, sottolineano che in tale atto di programmazione regionale si prevedeva esplicitamente: l'invarianza del numero di autonomie scolastiche in ambito provinciale, secondo il piano di dimensionamento del 2000, come punto fermo della programmazione; priorità e sostegno ad un servizio scolastico diffuso e di qualità; il parametro dimensionale per l'istituzione degli istituti comprensivi che deve oscillare fra un minimo di ottocento ed un massimo di 1200”.

Per cui l'invito è “a ricercare, con gradualità e con la più ampia partecipazione, le soluzioni adeguate. La CGIL e la FLC segnalano una forte preoccupazione rispetto alla grave incoerenza nella programmazione delle Province rispetto agli indirizzi regionali. Tali indirizzi sono vincolanti e, fra l'altro, vennero condivisi all'unanimità in sede di Conferenza regionale per il sistema formativo da quelli stessi soggetti istituzionali che successivamente in sede di programmazione territoriale, li hanno evasi. Basta consultare la programmazione di ogni provincia per constatare:

il mancato rispetto della media regionale di 900 studenti e dell'invarianza delle autonomie;

il superamento del numero massimo di 1.200 alunni per istituzione scolastica, da una parte, e, dall'altra, la costituzione di nuove autonomie sottodimensionate (al di sotto di 600 alunni in pianura e di 400 alunni in montagna) che non avranno diritto al Dirigente Scolastico e al Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi”.

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