Si scava per riportare alla luce i resti della "Porta Galliana"

Sondaggi archeologici, attualmente ancora in corso, per meglio comprendere il funzionamento del complesso monumentale in vista di un suo restauro e valorizzazione

Hanno preso avvio nei giorni scorsi i sondaggi archeologici propedeutici utili al dissotterramento di Porta Galliana e alla valorizzazione dell’area, parte dell’intervento più generale del quarto comparto del Progetto Tiberio denominato Porto Antico. Un progetto d’ampio respiro che accanto a diversi interventi – alcuni dei quali già in corso - prevede l’esaltazione dell’accesso alla città da mare attraverso il varco di Porta Galliana, per favorire il passaggio e l’entrata nella città per proseguire lungo le mura portuali e i camminamenti fino al ponte di Tiberio. Iniziati il 31 luglio con la posa della recinzione e messa in sicurezza dell'area, il primo agosto sono stati eseguiti due sondaggi archeologici, attualmente ancora in corso, per meglio comprendere il funzionamento del complesso monumentale in vista di un suo restauro e valorizzazione. Gli scavi, diretti scientificamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini nella persona dell'ispettore archeologo dottoressa Anna Bondini, e per quanto attiene gli aspetti architettonici dall'architetto Vincenzo Napoli, sono coordinati dal Comune di Rimini ed eseguiti dalla ditta specializzata adArte di Rimini.

Dai sondaggi eseguiti e tuttora in corso sono riemersi in primo luogo i resti della Porta medievale che dava accesso alla zona del Porto in epoca malatestiana e defunzionalizzata già nel 500. Nei prossimi giorni e settimane i lavori proseguiranno per cercare di comprendere ancora meglio lo stato di conservazione della Porta, delle sue pertinenze e valutare quali altri elementi di interesse archeologico e architettonico presenti nei suoi pressi così da poterne tenere adeguatamente tenere conto nell'ambito del progetto di riqualificazione dell'intera area. Con questo intervento di valorizzazione e riqualificazione Porta Galliana tornerà ad acquistare dopo secoli il proprio ruolo storico originario di porta a mare della città, passando dalle mura lungo Via Bastioni Settentrionali fino al Ponte di Augusto Tiberio, così come l'Arco di Augusto e la Porta Montanara rappresentano altri due dei più importanti accessi monumentali attualmente visibili e percorribili verso il Centro Città da monte e da oriente, collegati tra loro lungo il percorso dei bastioni e delle mura cittadine.

Sarà attraverso tutto ciò che emergerà dalle indagini archeologiche, che i progettisti potranno definire il progetto di valorizzazione dell'area che, oltre ad esaltare il più antico varco a mare cittadino, potrà ampliarsi prevedendo la valorizzazione delle mura dei Bastioni settentrionali della città che da Porta Galliana si prolungano a corso Giovanni XXIII, in coordinamento con le linee progettuali adottate con l’Anello delle nuove piazze. Nell’immediato, mentre la porta sarà messa in sicurezza nel corso dell’approfondimento dello scavo, si procederà alla rimozione delle scritte vandaliche che ne hanno deturpato sul lato monte l’arco e le mura.

Porta Galliana fu costruita nel Duecento a collegamento della città con la zona del porto lungo il fiume Marecchia. Era parte della cinta muraria difensiva dovuta all’ampliamento della città in epoca federiciana (sec. XIII). Sostituì un’altra porta spostata leggermente più all’interno della città. Nel XV secolo fu restaurata dal signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468): lo si desume dal fatto che agli inizi del XX secolo in alcuni scavi fu ritrovato un deposito di medaglie malatestiane impiegate dallo stesso Sigismondo per indicare le opere da lui realizzate o ristrutturate. Dal bassorilievo di Agostino di Duccio (databile fra il 1449 e il 1455) conservato nella cappella dei segni zodiacali nel Tempio Malatestiano, possiamo intuire come si presentasse la porta nel Quattrocento. Non è un caso che lo scultore la rappresenti in primo piano: si trattava infatti di un’opera sigismondea. Nel XVI secolo la porta fu chiusa e sostituita con un torrione che nel Seicento risulta essere chiamato “Torrione dei Cavalieri”.

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