Sottraevano i soldi agli spacciatori, arrestati 4 agenti della Municipale

Sono 8 le divise indagate dalla Guardia di Finanza di Rimini per una lunga serie di reati

A far scattare l'operazione "Old Frank" della Guardia di Finanza di Rimini, che ha portato all'arresto di quattro agenti della polizia Municipale, è stata una segnalazione presentata dal Corpo alla Procura della Repubblica. In tutto sono otto gli indagati coinvolti, a vario titolo, in peculato, abuso d'ufficio, rifiuto di atti d'ufficio, favoreggiamento personale, falso in atto pubblico, soppressione, distruzione e occultamento di atti, percosse, perquisizioni e ispezioni personali arbitrarie e violenza privata. I fatti sarebbero stati commessi tra il 2012 e il 2016, per un totale di 31 episodi di reato, che, secondo gli inquirenti delle Fiamme Gialle, avrebbero lasciato trasparire un modus operandi sistematico nel tempo.

In particolare, durante le perquisizioni, gli indagati avrebbero sottratto agli spacciatori che perqusizivano delle somme di denaro. Tali soldi, poi, non venivano riportati nei verbali per un totale di circa 5mila euro. In alcuni casi gli indagati, sospettando di essere al centro dell'inchiesta, avrebbero poi distrutto le apparecchiature di intercetttazione piazzate dagli investigatori delle Fiamme Gialle. Un extracomunitario, inoltre, sarebbe stato costretto a spogliarsi completamente sulla pubblica via per una perquisizione definita "arbitraria" e, allo stesso tempo, sarebbe stato percosso.

Dei quattro destinatari del provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari, solo due sono stati arrestati mentre, gli altri due, non si troverebbero a Rimini. Per gli altri quattro, il gip non ha accettato le richieste e, al momento, risultano indagati a piede libero tra cui in vice-commissario che, al momento, occupa una posizione organizzativa nella Municipale. Per tutti, comunque, è scattata la sospensione dal servizio. L'indagine, partita nel gennaio del 2016, è scaturita dalla denuncia arrivata a un funzionario della Municipale sulla sparizione di 1400 euro che non sarebbero stati sottoposti a sequestro durante una perquisizione.

"Voglio rimarcare - ha commentato il Procuratore della Repubblica di Rimini, Elisabetta Melotti - la mia fiducia alla polizia Municipale con l'indagine che è partita proprio da una segnalazione interna alla Procura". "Un quadro indiziario non leggero - ha commentato il comandante della Municipale, Andrea Rossi - ci auspichiamo che venga chiarita al più presto la posizione di questi soggetti".

“Sostegno e piena fiducia nella magistratura e nell’autorità inquirente affinché la verità e i fatti emergano in ogni loro aspetto, perché questo è ciò che chiede e pretende la comunità e si merita Rimini - ha spiegato palazzo Garampi in una nota stampa. - Vicinanza alle donne e agli uomini del Corpo della Polizia Municipale di Rimini che ogni giorno svolgono con coscienza e impegno il loro lavoro a servizio della collettività; un lavoro indiscutibile che non può e non deve essere inficiato sia da giudizi formulati prima del tempo, sia da comportamenti in violazione delle leggi che la Giustizia dovesse mettere in evidenza e sanzionare nei confronti di singoli. Auspicio a che gli agenti della Polizia Municipale, coinvolti nell’indagine e destinatari di provvedimenti cautelari, possano dimostrare l’estraneità alle accuse rivolte loro. Questa la posizione dell’amministrazione comunale di Rimini alla notizia di una indagine- che, non va mai dimenticato, è stata attivata proprio grazie a una segnalazione alla magistratura da parte del Corpo di Polizia Municipale di Rimini- i cui primi dettagli lasciano sconcertati e molto preoccupati circa la gravità dei reati contestati. La verità e il pieno, totale accertamento dei fatti, nel rispetto del lavoro di chi indaga e dei diritti degli indagati, è oggi la sola cosa che interessa alla comunità riminese.”

Le norme in materia di pubblico impiego prevedono che i dipendenti sottoposti a procedimento penale vengano assoggettati anche a procedimento disciplinare. Infatti, come è facile intuire, le accuse che vengono mosse dall’Autorità giudiziaria agli agenti coinvolti nell’inchiesta costituiscono, sul piano disciplinare e deontologico altrettante ipotesi di violazione del Codice disciplinare e del Codice di comportamento. In base alle vigenti disposizioni di Legge, il procedimento disciplinare, una volta avviato, dovrà essere sospeso in attesa dello svolgimento del giudizio penale. La Legge stabilisce, infatti, un rapporto di pregiudizialità tra l’accertamento operato dal Giudice penale e le decisioni dell’Autorità disciplinare che rimangono condizionate dalla sentenza del Giudice. Inoltre, nel caso in esame, avendo l'Autorità giudiziaria emesso nei confronti dei dipendenti un provvedimento restrittivo della libertà personale (arresti domiciliari), il Comune dovrà anche disporre la sospensione cautelare dal servizio degli agenti.

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