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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Tamponi e tracciamenti troppo lenti: proteste per studenti in Dad da oltre quindici giorni

Gli allievi non hanno più avuto contatti con il compagno positivo dal 29 novembre. La rabbia del comitato Per la scuola in presenza: "Tenuti ai domiciliari studenti sani ma ritenuti malati dopo un contatto avvenuto due settimane prima"

“A Rimini la gestione del tracciamento scolastico non funziona”. A dirlo è Stefania Montebelli, referente del comitato di Rimini della Rete nazionale scuola in presenza. E il comitato riporta un caso specifico che si è verificato durante questi ultimi giorni: in una classe prima dell'Istituto tecnico tecnologico statale Belluzzi-Da Vinci lo scorso 3 dicembre viene confermata la positività al Covid di un alunno (l'ultimo contatto con i compagni risale al 29 novembre) e dopo quattordici giorni non ci sono ancora certezze sulla data di rientro a scuola. Secondo il comitato Per la scuola in presenza un lasso di tempo troppo lungo e figlio di una disorganizzazione che genere eccessiva didattica a distanza (Dad) per gli studenti: “I ragazzi non sanno ancora se possono uscire da quelli che sembrano sempre più dei domiciliari di studenti sani ma ritenuti malati dopo un contatto avvenuto 14 giorni prima”.

La cronologia degli eventi vede il 3 dicembre la conferma di positività del tampone effettuato da uno studente. Dopo la notizia di sospetta positività arrivata il giorno precedente. Mentre l'ultimo contatto risale al 29 novembre. L'attivazione delle Dad parte immediatamente a seguire, il 3 dicembre. Ma da quel giorno la classe non è più tornata in presenza. Nonostante i tamponi effettuati da parte di tutti gli studenti venuti a contatto il 9 dicembre: “Tra l'altro al centro through del Colosseo – racconta la referente Stefania Montebelli -, i genitori si sono trovati costretti a fare 60 minuti di coda”. Dopo i risultati dei tamponi arrivati il 10 dicembre nessuna evoluzione sul ritorno a scuola.  

“A dover stare lontani dalle proprie aule per settimane sono sempre loro – aggiunge il comitato Per la scuola in presenza in una nota -, gli studenti emiliano romagnoli che nei due anni precedenti hanno fatto solo 72 giorni in presenza”. E prosegue: “Apprendiamo che la nostra regione ha tagliato il numero dei tracciatori da 1249 unità dell'anno scorso ai 669 attuali. Non è più possibile che si giochi al risparmio sulla pelle dei nostri figli già così lungamente penalizzati da due anni a questa parte. Non solo non viene rispettato dal Servizio Sanitario il protocollo nazionale di tracciamento ma non si studiano neppure procedure alternative di supporto al sistema di testing che ricordiamo può essere eseguito anche con test antigenici o salivari molecolari”.

E in conclusione: “Al di la' dell' aiuto che verrà dalla struttura commissariale nella nostra regione, chiediamo urgentemente all'assessore Donini e al Dipartimento di Sanità Pubblica di dare priorità al benessere psicofisico degli studenti e di mettersi al lavoro per studiare alternative percorribili all'attuale sistema con l'impiego delle risorse necessarie per fermare questa pandemia educativa e la deprivazione culturale che ne consegue”.

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