Tornano alla luce i resti del complesso ecclesiale di San Martino ad Carceres

Emerso durante i lavori di piazzetta San Martino, il complesso archeologico sarà valorizzato con un progetto ad hoc

Gli scavi archeologici effettuati in piazzetta San Martino nel Comune di Rimini, nell’ambito del cantiere  Connessioni Urbane per il IV stralcio del progetto del Museo Fellini, hanno permesso di riportare in luce i resti del complesso ecclesiale di San Martino ad Carceres. Le attività di scavo, finanziate da Hera Spa e condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Bella Arti e Paesaggio di Ravenna, hanno visto il coinvolgimento di 12 archeologi e di 1 antropologa della ditta adArte Srl, ditta incaricata per l’esecuzione delle verifiche archeologiche relative alle attività in progetto. Gli scavi, condotti da gennaio a maggio, hanno individuato immediatamente al di sotto dell’asfalto e sotto la pavimentazione in ciottoli del XX secolo, le fondazioni murarie della Chiesa medievale dedicata a San Martino vescovo, ricordata come già esistente in un atto del 996. Si sono così documentate numerose strutture ed evidenze archeologiche che ripercorrono tutta la storia dell’area a partire dall'epoca medievale fino ad arrivare all'epoca contemporanea.

La Chiesa fu infatti in uso fino al 1806, quando il titolo passò alla chiesa di San Francesco Saverio – il Suffragio – di cui divenne sussidiaria, e venne definitivamente chiusa nel 1809; da allora fu utilizzata come magazzino per il grano, poi come sede delle tipografia Malvolti e nel 1904 demolita per costruirvi i bagni pubblici. Luigi Tonini (1807-1874) ci parla di una chiesa di piccole dimensioni e in buono stato con ancora, nei soffitti, le pitture del Buonamici. Nella chiesa di San Francesco Saverio in Piazza Ferrari si conserva, inoltre, presso la prima cappella di sinistra, la pala per l'altare di San Martino eseguita da Niccolò Frangipane sul finire del XVI secolo (post 1585) e raffigurante la Madonna in Gloria con i Santi Martino e Giovanni Battista.    La Chiesa viene ricordata con il titolo “ad Carceres” per la sua vicinanza alle carceri pubbliche (spostate nel 1825 circa), collocate dietro il Palazzo dell'Arengo.

A causa di alcune importanti compromissioni, determinate in parte da una serie di modifiche che hanno caratterizzato l’intera area da epoca medievale ai giorni nostri, nonché la demolizione avvenuta nel 1904, non è semplice delineare le caratteristiche del complesso della chiesa, per le quali sarà fondamentale uno studio ed una interpretazione di quanto rinvenuto.  Le indagini hanno consentito di verificare le ultime fasi di vita del complesso e di portare in luce parte del muro di facciata, collocato a sud-est, parte del muro perimetrale laterale in direzione di Castel Sismondo e alcuni muri riferibili alla zona absidale. Alle spalle della chiesa si è documentata un’articolazione di vani, presumibilmente funzionali alle attività religiose, e si sono individuate due fosse granarie ed un pozzo, che attestano le fasi più recenti di utilizzo dell’area.

Il complesso ecclesiale è risultato inoltre caratterizzato da un sepolcreto esterno, di cui si sono messi in luce numerosi individui, sepolti con il rituale inumatorio, concentrati nel settore poco discosto da quello che doveva essere l’ingresso della chiesa. Inoltre all’interno dell’edificio ed in particolare nei suoi vani annessi sono state trovate ulteriori sepolture, che portano ad un totale di circa un centinaio di individui attestati. Le tombe sono riferibili ad un periodo che va dal medioevo fino all'epoca moderna e sono tutte generalmente molto semplici, ricavate scavando una semplice fossa nel terreno e raramente realizzate con strutture murarie. Con il procedere delle attività di scavo, sono inoltre emerse le tracce della pavimentazione medievale dell’antico vicolo di San Martino, che correva lungo il fianco occidentale della chiesa, e un imponente muro che doveva costituire il limite verso nord-ovest dell’area sacra.

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Valorizzazione dei risultati archeologici
Lo scavo di piazzetta San Martino ha quindi permesso di raccogliere preziose informazioni sul complesso ecclesiale di origine medievale. Lo stato di conservazione delle strutture, documentate per le sole fondazioni e in diversi settori particolarmente compromesse, hanno portato alla decisione congiunta da parte del Comune e della Soprintendenza di ricoprire quanto individuato, ma definendo un impegno comune di studiare e di individuare corrette modalità di divulgazione dei dati e di valorizzazione di quanto ritrovato.  In particolare si intende elaborare un progetto che permetta di interpretare e valorizzare correttamente quanto emerso da piazzetta San Martino e quanto si potrà trovare anche negli scavi ad oggi in corso in piazza Malatesta, che vedranno il coinvolgimento di punti nevralgici della storia della città, tra i quali la cattedrale di Santa Colomba e il Castello Malatestiano.

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