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Tratta dei siriani clandestini, perquisito albergo riminese dalla polizia

La struttura, gestita da quello che è ritenuto essere uno dei capi della banda, era una delle tappe dell'organizzazione che si occupava del traffico di esseri umani alla volta del nord Europa. Tra i 200 bloccati lunedì notte tra Toscana e Piemonte dalla Polaria di Rimini, 21 bambini di età compresa tra i 3 mesi e i 18 anni e 12 donne

Nel pomeriggio di mercoledì gli investigatori della Polaria di Rimini hanno eseguito una perquisizione dell'albergo gestito da un 52enne di origini siriane, da tempo residente in città, ritenuto essere un personaggio di spicco nell'organizzazione che gestiva viaggi di migranti, probabilmente arrivati con i barconi nel Sud Italia, e diretti verso Danimarca e Svezia. La perquisizione arriva all'indomani del blitz che ha permesso alla polizia di frontiera riminese di arrestare 6 persone, tra Toscana e Piemonte, nell'ambito di un'indagine coordinata dal sostituto procuratore riminese, Davide Ercolani, che dovranno rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, che nell'ipotesi più grave prevede una pena fino a 15 anni di carcere. Gli inquirenti sono alla ricerca di ulteriori prove che possano collegare i vari componenti della banda arrestati nella notte tra lunedì e martedì: al momento, tra fermi del pubblico ministero e arresti in flagranza di reato sono indagati, oltre al 52enne, un siriano 47enne e quattro "traghettatori" di esseri umani, due palestinesi e due romani?.

Intanto sono temporaneamente ospitati da martedì sera in un albergo di Chianciano Terme i 59 cittadini siriani che nella notte di lunedì sono stati intercettati e bloccati dagli agenti della Polaria di Rimini a bordo di un pullman in transito in autostrada, all'altezza di Sinalunga (Siena) diretto verso il Nord Europa. Tra loro, tutti identificati, ci sono anche 21 bambini di età compresa tra i 3 mesi e i 18 anni e 12 donne. Sono, inoltre, stati rilasciati i due cittadini che al momento del blitz della Polaria avevano opposto resistenza a pubblico ufficiale e ora si trovano insieme ai loro connazionali. "Si tratta di una situazione in evoluzione - ha spiegato il prefetto di Siena Renato Saccone.Tutto dipende dalla loro volontà e dalla libertà e autonomia che hanno. Se intendono richiedere la protezione internazionale scatta tutta una serie di meccanismi di tutela, di garanzia e assistenza che dobbiamo e vogliamo offrir loro. Se invece - prosegue il prefetto - come finora hanno manifestato, non intendono farlo, hanno l'obbligo di dover lasciare il territorio nazionale autonomamente e volontariamente senza nessun intervento coattivo. E comunque, anche con l'emanazione di provvedimenti che li invitano a lasciare il territorio, si può diventare richiedente asilo anche dopo, anche se fossero considerati irregolari sul territorio perché non ci sarà mai un rimpatrio coattivo in un Paese teatro di guerra. Io - conclude il prefetto Saccone - mi auguro che ragionino sulla richiesta di protezione". "Grazie alle associazioni di volontariato e ai mediatori culturali siriani - ha aggiunto Giancarlo Benedetti, questore di Siena - è stata data assistenza, accoglienza e informazioni su tutti i diritti spettanti, e le conseguenze che derivano da una scelta e da un'altra. La massima attenzione viene data soprattutto ai bambini. E' una situazione che richiede un po' di tempo e accortezza".

Sul versante piemontese, invece, sono stati trasferiti in un albergo di Moncalieri i circa 50 profughi, quasi tutti siriani, fermati nella notte a Ivrea su un bus diretto in Francia. La sistemazione è stata trovata dalla prefettura e durerà alcuni giorni. 

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