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Vasco Rossi

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Questioni di droga, si accende la polemica tra Vasco e San Patrignano

Da circa una settimana va avanti una polemica tra il rocker emiliano Vasco Rossi e la comunità di recupero. Motivo del diverbio è la droga: dopo alcune dichiarazioni di Vasco, San Patrignano lo ha accusato di minimizzare il problema dell'assunzione di droghe leggere

Da circa una settimana va avanti una polemica tra il rocker emiliano Vasco Rossi e la comunità di recupero. Motivo del diverbio è la droga: dopo la dichiarazione di Vasco San Patrignano 'bacchetta' Vasco Rossi: "Rischia di vanificare tutto"
in cui dice che "la cosa peggiore di tutte non è fare 'esperienze' con le droghe ma piuttosto l'affidarsi a gente senza scrupoli",trebbe interessarti: https://www.riminitoday.it/cronaca/vasco-rossi-droghe-leggere-san-patrignano.html
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San Patrignano lo ha accusato di minimizzare il problema. La comunità aveva bacchettato il rocker dicendo che così si "rischia di vanificare tutto". Il botta e risposta pubblico continua ad andare avanti.

Giovedì pomeriggio Vasco ha pubblicato sul suo profilo di Facebook la sua risposta alla comunità riminese. Qui sotto il testo per intero:

"Cara S.Patrignano, da tempo vorrei raccogliere l’ invito a visitare la vostra comunità. Vorrei venire a incontrare i vostri ragazzi per scambiare le nostre opinioni. Mi ripropongo di farlo prima o poi dipendentemente dai miei impegni e le mie possibilità di movimento che sono un po’ limitate dall’entusiasmo, spesso letteralmente travolgente, che, fortunatamente, incontro quando vado in giro.
Il lavoro che svolgete a San Patrignano, come “Comunità di recupero per tossicodipendenti”, è notoriamente concepita al fine di aiutare, in modo pratico e concreto, chi ha già intrapreso da tempo la strada della tossicodipendenza e ha bisogno di aiuto. La vostra è, per sua stessa definizione, un’attività di recupero localizzata all’interno delle vostre comunità e non certo un tentativo di prevenzione, di comprensione psicologica a livello sociale o di studio del problema in senso filosofico e culturale. E’ davvero inconcepibile, allora, come possiate voler entrare in una discussione che non vi compete e che, almeno finora, non avete mai avuto interesse ad affrontare e ad approfondire. Insomma, non potete vantare proprio nessun titolo per discutere di un problema che vi riguarda solo nel momento dell’aiuto e del recupero del tossicodipendente.

Un pacato silenzio sul problema sarebbe da parte vostra più opportuno, elegante ed auspicabile. Il dibattito nel quale volete inserirvi ha per oggetto troppi argomenti dei quali voi non vi siete mai occupati: intanto si rivolge a coloro che nella droga non ci sono ancora “caduti”; poi mette in discussione l’efficacia degli attuali sistemi legislativi proponendone di più opportuni; infine sottolinea la necessità di un’informazione, di una cultura, dell’insegnamento (anche scolastico) ai giovani sulle droghe.
Il vostro è il punto di vista, invece, è quello di chi sta a contatto solo con dei tossicodipendenti. dunque un punto di vista parziale e inevitabilmente un po’ viziato, di certo poco realista e obbiettivo per la realtà globale della intera società. Noi vogliamo guardare ai milioni di giovani che non “si fanno”, che ancora non hanno intenzione di farlo e devono essere informati preventivamente sulle diverse pericolosità delle varie sostanze sul mercato (nero!).

Qui stiamo discutendo di come trattarli (senza criminalizzarli!) quando dovessero aver mosso solo un primo, timido passo nella scellerata via del consumo. Voi siete necessari e fondamentali solo quando e se saranno già ben avviati su quella strada, cioè molto dopo ancora, quando ormai –scusatemi- …“la frittata è fatta”. Non occupatevi di come gestire le uova, per cortesia. Non è un compito vostro.
Con tutto il rispetto e l’affetto, vi auguro ogni bene per il lavoro che svolgete, ma le vostre opinioni in materia legislativa per il contrasto e per la lotta contro il consumo di droghe (scusatemi ancora) non sono necessarie, non potendo essere oggettive né opportune".
 

LA RISPOSTA DI SAN PATRIGNANO:

"Caro Vasco, grazie per aver risposto al nostro comunicato e per la disponibilità di venire a San Patrignano a incontrare i nostri ragazzi, tanti dei quali tuoi fan. Un incontro che per noi sarebbe importante anche per farti vedere, capire e ricredere su quanto il nostro apporto in materia di droga sia stato e, ci auguriamo, potrà ancora essere importante.
Al contrario di quanto tu ci chiedi, non possiamo infatti permetterci “un pacato silenzio”, avendo tutti i titoli per parlare dell’argomento, problema che da oltre 30 anni affrontiamo ogni giorno sotto tutti i punti di vista, sia nel campo del recupero che della prevenzione. Evidentemente non ti sei informato abbastanza sull’impegno di San Patrignano, che offre riscatto ed emancipazione in modo completamente gratuito. Sappiamo che il consumo di droga, qualunque droga, è solo il sintomo di un malessere più profondo. La società e la collettività non può accettarlo, tant'è vero che il consumo è un illecito amministrativo, ma sappiamo che il carcere per un tossicodipendente che ha venduto droga non è la soluzione. Tanto per intenderci noi siamo quelli che, insieme a tante altre realtà educative, hanno voluto fortemente le misure alternative per i tossicodipendenti, che noi non criminalizziamo, ma tiriamo fuori dalla galera. In questi anni a San Patrignano circa 4000 anni di carcere sono stati convertiti in percorsi di recupero drug free e migliaia di ragazzi, grazie al sostegno della comunità e al loro coraggio, sono tornati nella società e nel mondo del lavoro.


Allo stesso tempo però portiamo avanti da tanti anni un importante progetto di prevenzione, chiamato WeFree. Si tratta di un progetto dedicato ai ragazzi delle scuole medie e superiori che vuole andare oltre alle lezioni fatte sui banchi di scuola e basate sulla mera informazione dei danni alla salute causati dalle diverse sostanze, senza alcun aggancio né a principi ed esempi educativi, né alle fondamentali testimonianze di esperienze vissute. Per questo portiamo in tutta Italia due nostri spettacoli, basati sulla “peer to peer education”, la comunicazione fra pari, dove dal palco alcuni ragazzi ex tossicodipendenti raccontano la loro storia di disagi sfociati nella tossicodipendenza e la fatica affrontata per uscirne. Non solo informazione sui danni delle droghe, quindi, ma anche coinvolgimento emotivo attraverso storie di vita vissuta, un metodo che tu conosci bene viste le tue fantastiche canzoni che arrivano così facilmente a toccare il cuore della gente. Sono stati più di 230 mila gli studenti che, dal 2004 ad oggi, hanno preso parte nei teatri di tutta Italia a questi spettacoli (oltre 400). Sono 1500 le scuole superiori coinvolte nel nostro progetto, di cui se vuoi troverai ogni tipo d'informazione nel sito www.wefree.it.

A proposito, se volessi venire ad uno di essi, ti aiuteremo a difenderti dai fan e potrai così avere un'immagine certamente aggiornata di cosa siamo. Oltre a questo, circa 6500 studenti visitano ogni anno la comunità e, nel rapporto coi ragazzi che li accolgono, comprendono molto di più della droga che in libri, canzoni, film e "pallose" conferenze di prevenzione. I nostri ragazzi partecipano ad assemblee scolastiche (finora 5000 studenti incontrati), facciamo attività formative in favore dei docenti in quanto siamo agenzia formativa accreditata presso il Ministero dell’Istruzione. Siamo presenti sui social network e su facebook all'indirizzo pages/wefree/376695657343. Insomma, come vedi, ci occupiamo anche di gestire le uova e non ci prendiamo cura dei ragazzi soltanto quando ormai “la frittata è fatta”.

Cerchiamo di operare nel modo più ampio possibile, difendendo i principi per i quali è nata la comunità e che ci hanno visti uniti a tante altre realtà educative: la solidarietà verso i più deboli, l'amore (che non è una posizione politica), il rispetto, senza mai chiedere a nessuno quali sbagli ha fatto ma come possiamo insieme venirne fuori. Le posizioni politiche, l'antiproibizionismo, gli schieramenti e i giochi di potere non fanno parte del nostro mondo. Difendiamo con forza la libertà delle persone di non drogarsi e di non essere schiave di una sostanza che, come sai, distrugge l'uomo, i rapporti sociali, le famiglie. Se solo conoscessi in modo diretto la disperazione dei genitori che ci chiedono di salvare il loro figlio che ha distrutto tutto, forse ti renderesti conto di cosa vuol dire difendere concretamente la libertà.
In ultimo, caro Vasco, un invito: non aggiungerti al coro dei tanti che, in modo pregiudizievole e senza sapere nulla di ciò che facciamo e di ciò in cui crediamo, ci attaccano. Sei un artista attento, sensibile, libero, per molti versi coraggioso. Un artista che conosce il cuore dei ragazzi e che deve essere un esempio. Hai una grande responsabilità: non restare alle apparenze ma vai a fondo, come sai fare."

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