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Welfare, servizi alle fasce più deboli: nasce il "modello Rimini"

Il sindaco Andrea Gnassi parla di "modello Rimini", con lo scopo di "dare di più a chi ha meno. Per questo mettiamo in campo un modello di accertamento che non ha una natura inquisitoria"

Rimini adotta nuove misure per aumentare il livello di controllo sulle condizioni economiche di coloro che richiedono l’accesso a contributi o benefici su servizi essenziali, come asili e casa. Il vicesindaco e assessore alle politiche del welfare Gloria Lisi spiega che si tratta di "un ulteriore strumento per difendere il principio di equità che sta alla base delle nostre politiche di welfare. Un welfare che deve tutelare le fasce più deboli, che interpreta le nuove esigenze della società e che si fa garante di coloro che hanno bisogno di un sostegno. Per questo motivo stiamo portando avanti interventi mirati, che mettano al centro la persona”.

“Non si tratta di portare avanti una ‘caccia alle streghe’, ma semplicemente di dotarsi di nuovi strumenti per garantire la massima equità – aggiunge il vicesindaco – chi evade o presenta dichiarazioni fasulle per avere delle agevolazioni, priva la comunità di risorse importanti, mette in crisi il sistema di welfare e soprattutto toglie la possibilità a chi ne ha davvero bisogno di poter usufruire di aiuti”. Il sindaco Andrea Gnassi parla di "modello Rimini", con lo scopo di "dare di più a chi ha meno. Per questo mettiamo in campo un modello di accertamento che non ha una natura inquisitoria, ma che al contrario si basa su un rapporto di fiducia reciproca tra Amministrazione e cittadini. Chi richiede agevolazioni ha il dovere, nei confronti degli altri cittadini, di dimostrare che ne ha necessità”.

“Questo progetto – rimarca il vicesindaco Lisi – nasce anche dal percorso condiviso in questi mesi con la Guardia di Finanza di Rimini, con cui abbiamo intensificato la collaborazione proprio allo scopo di effettuare interventi sempre più mirati e puntuali”.

La valutazione di congruità dei redditi - La giunta ha deciso di introdurre, a titolo sperimentale, un sistema di apprezzamento dei redditi dichiarati da coloro che fanno domanda per accedere ai vari benefici messi a disposizione dal Comune, legati ad esempio a servizi, provvidenze, prestazioni o agevolazioni di varia natura. Il sistema si basa su un confronto tra i redditi dichiarati e un indicatore di consumo opportunamente calcolato.

Se verranno accertati scostamenti rilevanti la domanda sarà ritenuta incongrua e  si apriranno due percorsi: il richiedente accetta che sia considerato il maggiore reddito in relazione alla spesa per i consumi oppure si darà avvio al cosiddetto processo di “validazione sostanziale” del reddito dichiarato, ovvero un contraddittorio con il richiedente, al termine del quale sarà concesso o meno l’accesso ai benefici.

Cos’è la spesa per consumi presuntiva - La spesa dei consumi presuntiva è la base su cui si fonda il processo di valutazione della attendibilità dei redditi dichiarati. La stima comprende i consumi di base (alimentari, abbigliamento, comunicazioni); il mantenimento dell’abitazione; il mantenimento dei veicoli; i canoni di locazione o i mutui per la casa.

I consumi di base sono calcolati in via prudenziale prendendo a riferimento alcune voci della tabella dei consumi familiari elaborata dall’Istat, con importi ridotti. Le spese per i canoni di locazione e per i mutui corrispondono ai valori inseriti nella dichiarazione Isee, le spese per gli autoveicoli sono calcolati per 2mila euro annui per veicolo, mentre le spese di gestione per l’alloggio sono considerate forfettariamente 20 euro per ogni metro quadrato calpestabile. Ad esempio: un nucleo di 4 persone, con un’abitazione di 100 metri quadrati, due auto e 7000 euro di mutuo annui avrà una spesa di consumi presuntiva di 20.100 euro.

Il processo di validazione - Il processo di validazione sostanziale si attiva nei confronti di coloro che richiedono l’accesso a specifici benefici: per il prossimo anno sarà attivata sulle tariffe agevolate per i nidi di infanzia e sui contributi economici per finalità specifiche, a partire dal contributo badanti. Il processo di validazione scatta quando i redditi dichiarati sono considerati troppo bassi rispetto alle condizioni di vita. In questo caso l’Amministrazione richiede all’utente di portare argomenti a favore dell’attendibilità della propria dichiarazione e in caso positivo, potrà accedere ai benefit. Il richiedente potrà però anche scegliere di non andare avanti con la validazione, accettando che il suo reddito venga inquadrato al livello superiore, relativo alla spesa dei consumi preventiva calcolata.

Altre misure di carattere generale Oltre al processo di validazione per coloro che richiedono l’accesso a determinati benefici, sono attive anche altre tipologie di controllo sulle Dichiarazioni Sostitutive Uniche, le Dsu. Saranno ad esempio effettuati controlli a campione su gruppi di dichiarazioni che, sulla base di determinati criteri, risulteranno anomale. Inoltre saranno effettuati controlli puntuali nel caso in cui l’operatore dell’ufficio che ha rilasciato la Dsu abbia fondati dubbi sulla veridicità della dichiarazione, oppure se arrivano segnalazioni da terzi. Cosa succede se non si presentano i documenti  Nel caso il richiedente non presenti la documentazione richiesta – oltre alle conseguenze previste dalla legge per dichiarazioni non conformi - decadrà immediatamente il beneficio a cui ha accesso, di cui non potrà godere anche per i successivi due anni.

Nuovi criteri per l’accesso ai servizi di infanzia - Oltre alla stretta sulla veridicità dei redditi dichiarati, la giunta ha introdotto alcune novità per l’accesso ai servizi di infanzia. “Per il prossimo anno scolastico abbiamo deciso di modificare alcuni criteri per la formazione della graduatoria per l’accesso ai nidi e alle scuole di infanzia comunali – spiega l’assessore Lisi – Sulla base di quanto abbiamo potuto constatare lo scorso anno, abbiamo verificato come, nell’assegnazione dei punteggi, non ci fosse un adeguato riconoscimento a quei genitori che sono lavoratori cosiddetti ‘atipici’ e che in realtà al giorno d’oggi sono molto diffusi”. Allo scopo di riconoscere e tutelare le nuove forme di lavoro, più deboli e sempre più presenti (come i contratti a chiamata, i contratti occasionali, a progetto, ecc.), saranno assimilati al lavoro dipendente tutte le tipologie di lavoro temporaneo in essere al momento della presentazione della domanda (purché l’interessato possa dimostrare di aver lavorato almeno 90 giorni nell’anno solare precedente).

“Allo stesso modo – prosegue il vicesindaco – proprio perché abbiamo tenuto in considerazione le nuove caratteristiche della società, abbiamo deciso di introdurre nuovi criteri per i ‘nuclei incompleti’, ovvero quelle famiglie dove manca un genitore”. Per i nuclei monogenitoriali (dove non si rilevino nuove convivenze) sono state quindi specificate tre casistiche, a cui sarà assegnato un punteggio differente: minore orfano e non riconosciuto; genitore in carcere e/o in stato di abbandono; genitore assente per separazione legale o divorzio. In tutti gli altri casi il nucleo famigliare dovrà essere integrato con l’altro genitore, anche se con residenza anagrafica diversa, sia per la domanda d’iscrizione e calcolo del relativo punteggio, sia per la definizione dell’indicatore Isee e delle rispettive tariffe.

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