Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

La pandemia non ferma la Caritas: nel 2020 aiutate oltre 4300 famiglie. "La povertà non è solo economica"

Il tema scelto quest’anno, sulla scorta delle parole di Papa Francesco che Caritas cerca di tradurre con un’azione quotidiana è: Insieme!

Nel 2020 le Caritas presenti nella diocesi di Rimini non si sono mai fermate durante la pandemia da covid-19. Anzi, grazie alla collaborazione di tanti volontari, tra cui Protezione Civile, Agesci, Ass. Team Bota e altre realtà presenti sul territorio, sono riusciti anche ad offrire servizi nuovi, capaci di rispondere alle nuove esigenze emerse, come ad esempio un’ampia diffusione di consegna viveri a domicilio.

Nel 2020 sono stati 4.368 i nuclei familiari che si sono rivolti alle Caritas riminesi, se contassimo tutte le persone appartenenti a ciascun nucleo il totale degli individui assistiti raggiunge le 10.035 unità, di cui 2.382 minori. A livello numerico siamo in linea con i dati del 2019, ma quello che cambia è l’affluenza. Se nel 2019 i passaggi furono 39.942, nel 2020 siamo arrivati a 74.090, questo implica fondamentalmente due aspetti: il primo è che chi è povero è sempre più povero ed ha un’impellente e costante bisogno di aiuto; il secondo è che nel 2020 le persone che si sono rivolte alle Caritas erano prevalentemente del territorio, per cui sono tornate più volte a chiedere aiuto perché hanno trovato in esse un punto di riferimento.

In dieci anni gli italiani che si sono presentati alle Caritas della diocesi di Rimini, sono passati dal 20,5% al 44%, un incremento davvero notevole. Il divario tra uomini e donne italiani si è assottigliato: i primi sono il 56%, le seconde il 44%. Sono aumentati gli over 65, trattasi sia di disoccupati che faticano a reinserirsi nel mondo del lavoro, che di pensionati che si rivolgono alla Caritas per aiutare figli e nipoti rimasti disoccupati. Ad essere più colpite sono le famiglie italiane, infatti, rispetto al 2010, sono aumentati sia gli uomini che le donne che vivono in famiglia (i primi sono il 35%, le seconde il 66%).

La maggior parte degli italiani è disoccupato, ma tra gli uomini è cresciuta la percentuale di coloro che hanno un’invalidità (8%) e di chi è pensionato (13%), mentre tra le donne sono aumentate quelle con un’occupazione (11%) e le pensionate (22%). Sia per gli uomini che per le donne il titolo di studio più frequente è la terza media, ma tra le donne è cresciuta la presenza di un diploma di scuola superiore (11%), tra gli uomini quelli con un diploma professionale (18%) e per entrambi i sessi i laureati si aggirano intorno al 2,5%. Il 76% degli italiani ha residenza nella diocesi di Rimini, quindi è cresciuta notevolmente la povertà locale.

Stranieri

Gli immigrati che si sono rivolti alle Caritas riminesi provengono da tutti i continenti. La presenza principale è rappresentata dai nord africani, in particolar modo marocchini (30%) che sono equamente suddivisi tra uomini soli e famiglie con minori. Seguono le donne dell’Est (25%), tornate a crescere dopo quasi dieci anni che erano diminuite ai Centri di Ascolto; questo aumento è dovuto alla diminuzione dei posti di lavoro come badante nel 2020. Diminuiscono gli uomini soli provenienti da altri paesi dell’Africa (17%), ma aumentano le famiglie di senegalesi e nigeriani con minori. Sono diminuite le persone provenienti dall’Unione Europea, in particolar modo i rumeni (dal 18% nel 2010 al 6% nel 2020), spesso spostatisi in altri paesi o tornati in patria.

Sono aumentati i sud americani, sia singol che famiglie (spesso numerose), passati da una media del 3% negli ultimi anni al 7,5% nel 2020, diversi hanno raccontato di essersi trovati in ulteriore difficoltà perché le loro famiglie, nei paesi d’origine, sono state particolarmente colpite dalla pandemia. Gli asiatici sono il 3%, in gran parte profughi provenienti dal Pakistan, ma anche famiglie con minori del Bangladesh. Nel 2020 quasi l’80% delle persone che si sono rivolte alle Caritas aveva un’abitazione, aumentano quelle che cioè vengono definite le “povertà grigie”: persone e famiglie scivolate sotto la soglia della povertà a causa della perdita del lavoro, che hanno un’abitazione, ma che non sanno come mantenerla.

Sono 249 le persone proprietarie di casa che hanno bussato alle Caritas nel 2020, tra queste 68 non avevano mai chiesto aiuto. Per la maggior parte sono over 55enni, 85% italiani e 15% stranieri. 2.058 i nuclei in casa in affitto, il 37% dei quali mai rivoltisi prima alla Caritas. La fascia d’età più diffusa è tra i 35 e i 50 anni, il 62% straniero e il 38% italiano. Sono 1.125 le famiglie con minori in casa, per un totale di 2.382 minori.

In tempo di pandemia, dove il motto è stato: “restate a casa!” sono circa 650 i senza dimora che non hanno saputo dove posare il capo sul territorio riminese, in diminuzione rispetto al passato, soprattutto perché c’è stata meno mobilità interna. Tra le richieste più diffuse nel 2020 c’è stata quella del fabbisogno alimentare: 135mila i pasti d’asporto preparati dalle mense di Caritas diocesana, Riccione interparrocchiale e Cattolica (contro i 95mila del 2019); 27.300 i pacchi viveri distribuiti (di cui 8.800 a domicilio), mentre nel 2019 furono 18mila, di cui solo 2.400 a domicilio. Preziosissimo il servizio offerto dal “Giro Nonni” che ha consegnato 24.790 pasti a domicilio a 167 persone, di cui 84 segnalate dai servizi sociali perché positive al Covid o in quarantena. 257 le famiglie seguite da Emporio Rimini, aiutate con 1.584 spese ricche di prodotti freschi, surgelati, in scatola e per l’igiene personale e della casa.

“Il tema scelto quest’anno, sulla scorta delle parole di Papa Francesco che Caritas cerca di tradurre con un’azione quotidiana è: Insieme! Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla. Quando camminiamo insieme, infatti, nessuno è ultimo”.
Così Mario Galasso, direttore Caritas diocesana, ha aperto la Presentazione del XVII Rapporto sulle povertà, prodotto dall’Osservatorio della Caritas diocesana di Rimini.

“È la prima volta, dopo due anni, che torniamo a incontrarci in presenza: ciò ci riempie di gioia” ha proseguito Galasso, prima di lasciare parola e musica all’attrice Alessia Canducci, e ai musicisti Massimo Marches e Stefano Zambardino, “che rappresentano un settore particolarmente colpito dalla pandemia, quello dello spettacolo. La loro partecipazione oggi è un piccolo segno di una ripartenza”. “Il Rapporto Caritas è un termometro della condizione socio-economica del territorio. – è un passo dell’intervento del Prefetto di Rimini, Giuseppe Forlenza – La povertà non è solo economica, ma anche paura del futuro, fragilità, ecc Una risposta unidirezionale al problema rischia di non centrare mai l’obiettivo.”

Tornano al titolo del Rapporto, il Prefetto ha detto: “Insieme richiama l’immagine di Papa Francesco in piazza San Pietro vuota e le sue parole: ‘Nessuno si salva da solo’. Insieme, come ha ricordato il Presidente Mattarella, non significa che ciascuno debba abbandonare le proprie ma che ci si confronti. La pandemia – ha concluso il Prefetto – ci impone una nuova etica, un nuovo rinascimento. Se non impariamo da questa crisi, sarà stato tutto inutile”. Helly Schlein, vicepresidente regione Emilia-Romagna, è intervenuta con un video-messaggio. “I dati che Caritas di Rimini ci offre, indicano come occorre rispondere con sinergia a questo momento drammatico. Molte persone mai viste prima sono venute a bussare alle nostre porte, anche proprietari di case. è necessario lavorare insieme per rispondere ai bisogni nuovi che avanzano. Va comunque onorata la grande resilienza che avete manifestato a Rimini di fronte s questa situazione, e la sinergia che avete vissuto come Caritas insieme ad altre realtà e al Comune di Rimini, nel tentativo di non lasciare indietro nessuno”.

Sulla sinergia messa in campo specie durante la pandemia si è soffermata anche Glori Lisi, vicesindaco del Comune di Rimini: “Ci siamo trovati assieme a rispondere ai drammatici bisogni che sono emersi, con tanti giovani a sostenere il volontariato quando gli over65 erano persone da proteggere. La povertà non si risolve con risposte emergenziali – ha fatto notare la Lisi – ma occorro risposte creative. La lotta alla povertà richiede studio, passione e dedizione. Ringrazio tutti coloro che si sono dedicati ai fratelli più poveri durante la pandemia, a rischio anche della propria salute”.

Anche il Vescovo di Rimini è partito dal titolo del XVII Rapporto: “Insieme: una password obbligata per entrare nel senso e nello scopo di questa edizione del rapporto sulle povertà”. Mons. Francesco Lambiasi è poi tornato sul pericolo di quell’altro virus mortale, l’individualismo. “La pandemia dell’individualismo ha fatto e continua a fare strage con le sue tre funeste varianti: il narcisismo, il vittimismo di chi si lamenta ogni giorno del prossimo; e il pessimismo. Sull’humus inquinato da questi tre idoli – la dea Immagine, la dea Lamentela, la dea Sciagura – quella che certamente non fiorisce è la speranza”.

La verità della mascherina è invece proprio “vita tua, vita mea, vita mea vita tua”. “Non siamo individui ciascuno nella sua bolla di immunità. Ma persone in relazione, ciascuna con il suo carico di responsabilità. Siamo tutti interconnessi. E ognuno di noi può fare la differenza, per sé e per gli altri – soprattutto per i più deboli – per frenare il contagio. La capacità di pensare in termini di ‘noi’ anziché di ‘io’ è uno sforzo indispensabile, faticoso ma benefico. Solo così il tempo virale potrà diventare il tempo vitale”.

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