Rimpallo di responsabilità ma il branco di stupratori rimane in cella

Durante gli interrogatori di convalida dei fermi, Butungu e i tre minorenni si sono accusati a vicenda delle violenze sessuali

Una vicenda più complicata di quanto si pensasse dove, ciascuno dei protagonisti, ha fatto di tutto per lavarsi la coscienza e scaricare sui complici le responsabilità. Questo quello che emerge dopo gli interrogatori di convalida di Guerlin Butungu, 20enne congolese, dei due fratelli marocchini di 14 e 16 anni e del nigeriano 17enne accusati di essere i componenti del branco che, lo scorso 26 agosto, ha violentato una turista polacca, massacrato di botte l'amico di lei, per poi stuprare anche un 42enne trans peruviano. Mentre le vittime, che hanno riconosciuto i loro aguzzini nelle foto mostrate loro dagli inquirenti della polizia di Stato, hanno dichiarato di aver subìto le violenze da tutti e quattro, l'intero branco ha fornito delle vorsioni che non collimano col racconto della 26enne e del 42enne. Butungu, infatti, davanti al gip di Rimini Vinicio Cantarini ha cambiato la sua versione. In un primo momento, il 20enne richiedente asilo aveva detto di non aver commesso nessuno stupro in quanto, a causa dell'alcol ingerito, si era addormentato su un lettino e di essersi svegliato a cose finite. Martedì mattina, invece, ha continuato a professarsi innocente scaricando la colpa sui tre minorenni spiegando di "essersi limitato" a tenere bloccato l'amico della 26enne mentre gli altri abusavano della ragazza. Per lui, al momento, la decisione sulla convalida del fermo è stata in sospeso per tutto il pomeriggio fino a quando, in serata, è arrivata la conferma della custodia cautelare in carcere.

Versione diametralmente opposta quella dei minorenni, ascoltati a Bologna dal gip del Tribunale dei Minori sempre martedì mattina. E' durato quasi due ore l'interrogatorio dei due fratelli marocchini, di 14 e 16 anni, e i ragazzini, assistiti dall'avvocato Paolo Ghiselli, hanno confermato le dichiarazioni rese ai pubblici ministeri sabato scorso, dopo che si erano presentati spontaneamente ai carabinieri di Montecchio di Vallefoglia. Secondo le indiscrezioni, quindi, hanno puntato il dito su Guerlin Butungu, il congolese 20enne accusato di essere il capo del branco di stupratori minorenni, attribuendogli l'esecuzione della duplice violenza sessuale. I giovanissimi, infatti, nel loro racconto si sarebbero limitati a tenere bloccate le vittime mentre, il maggiorenne, ha abusato delle vittime. "Hanno tenuto un comportamento collaborativo - ha dichiarato il loro legale all'uscita dal Pratello - e al momento non ci sono richieste da parte nostra". Stesso discorso per il 17enne nigeriano che, a sua volta, ha scaricato la colpa su Butungu.

E', però, dagli interrogatori dei minorenni che emrgono particolari inquietanti sull'efferratezza del duplice stupro tanto da far scrivere, al pm Silvia Marzocchi procuratore per i minorenni di Bologna, nel decreto di fermo che si è trattato di "Turpi, brutali e ripetuti atti di violenza". Secondo le indiscrezioni emerse al termine degli interrogatori, da parte dei responsabili non sembrano esserci segni di ravvedimento. Uno dei tre avrebbe riferito, tra l'altro, di aver pregato Dio per non essere scoperto. La ragazza polacca sarebbe stata immobilizzata dai complici del congolese mentre quest'ultimo abusava di lei, portata in mare e poi di nuovo sulla battigia dove sarebbero continuati gli abusi. Ancora più violento sarebbe stato lo stupro della trans peruviana addirittura abusata con una bottiglia nelle parti intime. Al termine degli interrogatori il Gip ha convalidato i fermi dei tre minorenni disponendo la custodia cautelare in carcere. I due fratelli marocchini e il nigeriano, quindi, rimarranno nella struttura del Pratello di Bologna.

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