Tentato omicidio di San Giuliano, arrestato dai carabinieri il terzo uomo

In manette l'autista che ha accompagnato in via Carlo Zavagli l'autore degli spari contro Augusto Mulargia

Nella giornata di giovedì i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Rimini, al termine di una serie di indagini, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cesare Giuffreda, 33enne riminese, poiché ritenuto responsabile del tentato omicidio di Augusto Mulargia, avvenuto nella serata di martedì 5 aprile 2016. A incastrare il terzo componente del gruppo, già condannato Emanuel Karim Camaldo, 29 anni napoletano, ritenuto l'autore materiale della sparatoria il cui mandante sarebbe il 73enne Attilio Da Corte Zandatina, soprannominato "nonno carabina", già detenuto da giugno 2016 per droga, sarebbero state delle intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti della vittima e dei soggetti sospettati di aver preso parte alla sparatoria. Secondo quanto emerso, Giuffreda avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco che, in via Zavagli, avrebbe atteso Mulargia per colpirlo più volte con dei colpi di pistola. Lo stesso 33enne, nel corso dell'udienza davanti al Gip, sarebbe stato indicato dallo stesso Camaldo come presente sul posto.

Per gli inquirenti, l'arrestato avrebbe compiuto atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di Mulargia. Giuffreda si sarebbe trovato alla guida della Smart dalla quale sono stati esplosi i colpi di pistola contro la vittima da parte del Camaldo su ordine di Attilio Da Corte Zandatina. Anche il secondo capo d’imputazione risulta molto pesante, poiché a Giuffreda viene contestato di avere, in concorso morale e materiale con Camaldo, detenuto e portato illecitamente in luogo pubblico un’arma comune da sparo, di calibro compatibile con proiettili per arma corta in calibro 9 mm/38”/357”, che veniva poi utilizzata per eseguire l’attentato.

Le indagini hanno altresì consentito di appurare che Giuffreda ed il patrigno Da Corte hanno provveduto anche al pagamento delle spese legali per la difesa di Camaldo, con il quale, peraltro, era stato preso un pregresso accordo in tal senso, cioè di pagare le spese legali connesse ad un’eventuale sua imputazione per l’agguato. Per quanto concerne la qualificazione giuridica dell’azione delittuosa posta in essere, l’Autorità Giudiziaria non ha avuto alcun dubbio nel qualificarla sotto la fattispecie del tentato omicidi. Nell'ordinanza di custodia, il giudice ha altresì valutato la sussistenza, nei confronti di Giuffreda, di concrete esigenze cautelari, ossia il pericolo di specifica reiterazione criminosa, in considerazione dell’estrema gravità dei fatti contestati, essendosi trattato di un vero e proprio agguato potenzialmente mortale, premeditato ed organizzato professionalmente da più persone, utilizzando un’arma da fuoco altamente micidiale, nonché della personalità dell’indagato, soggetto recidivo infraquinquennale, gravato da una condanna per i reati di rapina e tentata rapina aggravata.

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